
Anno: 2023
Etichetta: Nuclear Blast
Voto: 7/10
Tornano a quattro anni di distanza dall’ultimo ottimo Manifest gli svedesi Amaranthe guidati dal chitarrista Olof Mörck e dalla vocalist Elize Ryd che in questo album continuano ad offrirci il loro tipico trademark sound che fonde l’electro-pop con il Metal, in particolare sezioni con riff pesanti e breakdown di stampo più vicine al metalcore con melodie squisitamente pop. Una trovata geniale eseguita in maniera sopraffina che ha visto difatti la band crescere di popolarità anno dopo anno diventando ad oggi una formazione ben conosciuta nel mondo e sotto l’ala protettiva della Nuclear Blast. Il nuovo album è il primo con il nuovo vocalist Mikael Sehlin che va a sostituire Richard Sjunnesson uscito dalla band nel 2022 e che si occuperà come il suo predecessore delle parti in growl dell’album. La sostanza cambia poco e gli Amaranthe consegnano alle stampe un altro disco che ben segue le coordinate sonore dei sei album che lo hanno preceduto con quel mix di parti vocali che si dipanano tra le meravigliose clean vocals di Elize Ryd e quelle di Nils Molin, accompagnate dalle harsh vocals di Mikael, anche se ad essere totalmente onesti questo album offre delle piccole variazioni e novità nel sound di cui parleremo tra poco.
Il disco a livello di durata è il solito album bello compatto da parte degli Amaranthe – trentotto minuti senza fronzoli che vanno via lisci a partire dal primo pezzo ossia la title-track dell’album che si presenta come uno dei brani più tipici del gruppo a livello di sonorità e allo stesso tempo come uno dei più riusciti del platter- uno dei punti forti di questa band è difatti quello di saper creare delle melodie vocali straordinarie che ti si stampano in testa senza riuscire ad uscirne. La combinazione tra l’anima più electro-pop della band e i chitarroni pesanti si sposano perfettamente in questa opener che non diventa mai troppo zuccherosa anche per l’ottimo uso delle parti in growl del nuovo arrivato. Insatiable è forse il primo mezzo passo falso del disco non perché non sia un buon pezzo ma più per il fatto che il fan degli Amaranthe medio sicuramente ci sentirà qualche idea di troppo presa dal loro repertorio più vecchio. Il ritornello difatti suona molto simile a quello di Countdown, singolo della band dell’album Helix del 2018 ma nonostante questo il pezzo è assolutamente gustoso e godibile. Ma le vere sorprese arrivano con il terzo brano in scaletta Damnation Flame, con i suoi echi gotici e sinfonici per un pezzo che strizza quasi l’occhio al symphonic metal- l’ululato di un lupo, il rintocco di una campana, tastiere che suonano molto “famiglia Addams”, per un pezzo che come vibe vorrebbe riprendere quello un pochino “horrorifico” della fortunata Archangel (singolo dal precedente disco Manifest), ma che alla stesso tempo si muove su coordinate sonore differenti- la voce di Elize è estremamente teatrale per una vocalist assolutamente calata nel personaggio che vuole interpretare per un altro pezzo dall’ottimo ritornello ma che più di tutti mostra un lato leggermente diverso del sound degli Amaranthe, dove gli elementi elettronici vengono un pochino sacrificati mentre quelli più sinfonici ed atmosferici esaltati alla grande. Molto bello lo stacco sinfonico alla fine del pezzo, estremamente sinistro e decadente ma regale allo stesso tempo, tanto che sembra di essere stati catapultati nel bel mezzo di un musical a tinte dark. Altro brano molto bello e particolare per la band è Breaking The Waves in cui ancora una volta è la componente sinfonica della band che spicca il volo ma stavolta lo fa in maniera più grandiosa e maestosa, con uno spirito epico più che “horrorifico”, quasi come se il buon Olof avesse portato parte del suono maestoso dei suoi Dragonland a contaminare il suddetto brano. Splendido ancora una volta lo stacco sinfonico verso la fine della composizione, uno dei momenti più emozionanti dell’album per chi scrive, con delle atmosfere eteree e delicate condite da dei vocalizzi di Elize e Nils davvero suggestivi. C’è quasi la sensazione di essersi persi in mare in mezzo ad una densa foschia per poi ritrovare la rotta condotti dalla voce di una sirena (che in questo caso non può non essere rappresentata da Elize Ryd). Chapeau!. Ma il vedo capolavoro dell’album per chi scrive è il brano Outer Dimensions, un pezzo in pieno stile Amaranthe con delle linee vocali davvero belle ed ispirate da parte di Elize e allo stesso tempo dotata del ritornello più riuscito del disco per quanto ci riguarda. Molto godibile anche il pezzo Resistance, dove il beat elettronico porta Elize e Nils quasi ad un confronto in cui i due si scambiano delle liriche vocali vicine al semi-rappato per un pezzo molto in linea di vecchi classici molto “pompati” e up-tempo alla Electroheart o Call Out My Name per farci capire. Lo stesso Olof ci offre spesso e volentieri degli assoli di chitarra che danno varietà al sound della band, una band che riesce ad intrattenere l’ascoltatore pur con qualche calo nella tracklist come nel caso di Ecstasy per esempio. Qualche volta si ha la sensazione che il six-piece svedese cerchi il ritornello facile a tutti i costi anche quando questo risulta forzato e poco ispirato. Ovviamente non può mancare una ballad come in ogni disco degli Amaranthe che si rispetti e in questo caso c’è Stay A Little While a colmare il vuoto che parte con una bellissima melodia di pianoforte e che ci offre una grande interpretazione vocale da parte di Nils ed Elize, quest’ultima brilla sul ritornello ripreso più in là nel pezzo dallo stesso Nils. Find Life è un brano che chiude l’album in maniera atipica; non si tratta ne di un pezzo particolarmente catchy ne particolarmente avventuroso ma prova ad offrire qualcosa di leggermente diverso in questa chiusura di platter riuscendoci a metà. Onestamente un pezzo che sa un pochino di incompiuto
Nel complesso questo è il solito album degli Amaranthe con alcuni pezzi grandiosi in mezzo ad altri che funzionano nettamente di meno, ma stavolta bisogna dare atto alla band di aver osato al di fuori dei loro soliti schemi sonori specialmente in pezzi come Damnation Flame e Breaking The Waves. Purtroppo alcuni brani un pochino sottotono ci sono, ma nel complesso questo è un altro buon album da parte della band svedese che non arriva comunque a toccare le vette di album quali The Nexus o Massive Addictive. In ogni caso consigliato a tutti quelli che hanno un’anima pop all’interno della loro spessa corazza fatta di metallo duro e puro. Divertimento assicurato!
Tracklist:
1. The Catalyst
2. Insatiable
3. Damnation Flame
4. Liberated
5. Re-Vision
6. Interference
7. Stay A Little While
8. Ecstasy
9. Breaking The Waves
10. Outer Dimensions
11. Resistance
12. Find Life
Line-up:
Elize Ryd- voce pulita
Nils Molin – voce pulita
Mikael Sehlin – scream
Olof Mörck – chitarra, tastiere, sintetizzatori
Johan Andreassen – basso
Morten Lowe Sorensen – batteria
