Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al Wacken Open Air come webzine accreditata e proprio quando cade il 35esimo anniversario del famoso festival tedesco. Circa 200 band, 8 palchi e 85 mila spettatori provenienti da tutto il mondo. La formula giusta che da anni garantisce il sold out di questo festival iconico e ormai terra santa o meglio holy ground per gli appassionati di musica rock e metal. Abbiamo selezionato 5 show per ogni giornata da raccontarvi, scegliendo tra gli artisti più celebri e quelli che ci hanno più sorpreso.
Buona lettura!
Vision of Atlantis
Nonostante l’orario e il sole battente, erano già moltissimi i fan in attesa sotto il Louder Stage per assistere al live dei Vision of Atlantis, band austriaca tra le realtà più interessanti e in ascesa della scena symphonic metal.
Il successo che il gruppo sta conquistando è decisamente meritato, soprattutto alla luce di uno show costruito con grande cura, capace di andare ben oltre la semplice esecuzione dei brani. A fare da sfondo alla performance c’è una scenografia che richiama un imponente vascello pirata, elemento perfettamente in sintonia con l’immaginario che caratterizza la produzione della band e con le atmosfere piratesche di molti dei loro pezzi.
A guidare il pubblico in questo viaggio sono Clementine e Michele, protagonisti di un live act energico, teatrale ed esplosivo. I due frontman si alternano e si completano sul palco con grande presenza scenica, trascinando il pubblico attraverso una scaletta coinvolgente in una dimensione epica.
La dimensione spettacolare non si limita alla scenografia: anche gli effetti pirotecnici contribuiscono a rendere il concerto ancora più emozionante, amplificando l’impatto dei brani e regalando allo show un’impronta decisamente cinematografica. Il risultato è una performance dinamica e curata in ogni dettaglio, capace di trasformare il Louder Stage in un vero ponte tra symphonic metal e immaginario piratesco.
I Vision of Atlantis dimostrano così di essere una band in piena crescita, forte di brani immediati e trascinanti ma anche di una notevole capacità di costruire uno spettacolo dal vivo completo e spettacolare. Una performance di alto livello, che conferma il valore di una formazione che gli amanti del symphonic metal non possono davvero fare a meno di apprezzare.
Thundermother
Si rimane sotto il Louder Stage per assistere a una vera e propria lezione di rock’n’roll duro e puro. A impartirla sono le svedesi Thundermother, quattro musiciste che sul palco dimostrano di sapere perfettamente cosa fare e, soprattutto, di saperlo fare dannatamente bene. Al centro dello show c’è la fondatrice e frontwoman Filippa Nässil, una presenza scenica carismatica e incontenibile. La sua energia viene riversata interamente sul pubblico, che risponde con entusiasmo, partecipando attivamente al concerto e cantando con la band. La scaletta ripercorre tanto la storia quanto il presente della formazione svedese, alternando alcuni dei pezzi immancabili del repertorio, come Driving in Style e Rock n Roll Whatever, alle tracce dell’ultimo album, Dirty & Divine, pubblicato nel 2025 e prodotto da Søren Andersen. E proprio il noto chitarrista e produttore danese è protagonista di una delle sorprese dello show: per questa speciale occasione sale sul palco insieme alle Thundermother e si unisce alle ragazze come seconda chitarra per un brano.
Quello delle Thundermother è hard rock alla vecchia maniera, diretto, ruvido e suonato a tutto volume. Niente sovrastrutture, niente compromessi e nessun bisogno di aggiungere altro a una formula che funziona proprio perché è essenziale: chitarra, batteria, energia e una valanga di rock’n’roll.
E forse è proprio questo il punto. Le Thundermother ribaltano il concetto, ormai fin troppo utilizzato, di “rock al femminile”: il loro genere non ha bisogno di ulteriori definizioni. È semplicemente rock. Quattro ragazze che lo suonano forte, senza fronzoli e con un’attitudine autentica.
The Gathering
Si rimane ancora una volta sotto il Louder Stage, ma questa volta le coordinate sonore cambiano radicalmente. Sul palco arrivano i The Gathering, formazione olandese dalla storia lunga e profondamente significativa, che nel corso degli anni ha attraversato atmosfere gothic e doom, contaminandole con suggestioni psichedeliche e una sensibilità musicale sempre difficile da incasellare.
Anneke van Giersbergen, frontwoman iconica che ha lasciato un’impronta indelebile nel percorso della band e, più in generale, nella storia della voce femminile all’interno della scena gothic.
Lo show è stato concepito come una vera celebrazione: la setlist speciale è infatti dedicata ai 30 anni di Mandylion, album fondamentale nella storia della band e pietra miliare del genere, ma festeggia anche un’altra importante ricorrenza. Sono trascorsi esattamente trent’anni dalla prima apparizione dei The Gathering sui palchi di Wacken, creando così un ideale collegamento tra passato e presente. Le atmosfere dense, ipnotiche e sospese della band avvolgono il Louder Stage, mentre davanti al palco i fan più fedeli vivono ogni brano con una partecipazione quasi rituale, un’esperienza mistica .
Velvet Rush
Cambio di scena e ci spostiamo al WET Stage, dove a prendersi il palco sono i Velvet Rush, formazione originaria proprio di Amburgo. E l’emozione di suonare al Wacken, davanti al pubblico di casa e su uno dei palchi più importanti del festival, è palpabile fin dalle prime note. A guidare la band c’è Sandra Lian, frontwoman felina e carismatica, dotata di una presenza scenica che cattura immediatamente l’attenzione senza però oscurare il resto della formazione. Al contrario, è proprio la compattezza del gruppo a colpire: nonostante la giovane età dei componenti, i Velvet Rush mostrano una notevole sintonia sul palco e una sicurezza che lascia intuire un’esperienza live ben più ampia di quanto ci si potrebbe aspettare.
Del resto, il momento che sta vivendo la band tedesca è particolarmente positivo. I Velvet Rush sono attualmente impegnati in un tour europeo al fianco dei Rose Tattoo, il nuovo singolo Nature of the Beast, accolto con entusiasmo e inserito anche nella scaletta di questo speciale appuntamento al Wacken. A completare il quadro c’è un debut album di ottimo livello, pubblicato appena un anno fa e già capace di mettere in evidenza il potenziale della formazione.
Il sound dei Velvet Rush guarda con decisione all’hard rock, ma lo arricchisce con influenze seventies e una ricercatezza che rende la proposta sofisticata ed elegante. Quello al WET Stage è dunque un appuntamento importante per una band che sembra trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Le carte per un futuro brillante ci sono tutte, e questa esibizione al Wacken potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso una consacrazione che, considerando il percorso intrapreso, sembra tutt’altro che lontana.
Lacuna Coil
Torniamo al Louder Stage quando ormai è calata la notte e davanti al palco si è radunata una vera marea di pubblico. Sono migliaia i fan accorsi per i Lacuna Coil, una delle formazioni italiane più importanti e riconoscibili della scena metal internazionale. Dopo qualche minuto di ritardo, la band milanese prende possesso del palco e, a quel punto, non servono presentazioni.
Oltre trent’anni di carriera, dieci album e un’impronta indelebile lasciata nel metal europeo e mondiale sono il biglietto da visita di una formazione che ormai appartiene alla storia del genere. E sul palco questa consapevolezza si traduce immediatamente in energia: Cristina, Andrea e Maki guidano lo show con il consueto entusiasmo, dimostrando ancora una volta di essere autentici animali da palcoscenico. Una regola sembra valere più di ogni altra: più grande è il palco, maggiore è la potenza sprigionata dalla band.
La setlist è un autentico regalo per i fan di lunga data. I Lacuna Coil pescano da quasi tutta la loro discografia, selezionando i brani capaci di esprimere al meglio la loro forza in sede live e costruendo una scaletta che cresce progressivamente d’intensità, da Kill the Light passando per Die & Rise e Nothing Stands in Our Way, fino all’immancabile Heaven’s a Lie, accolta dal pubblico con la partecipazione che ci si aspetterebbe da un classico ormai entrato nell’immaginario della band.
A completare lo spettacolo arrivano effetti pirotecnici, atmosfere dark, un’imponente produzione scenica e la band in gran forma . Il risultato è un concerto praticamente perfetto, potente e coinvolgente, capace di unire la dimensione spettacolare del grande festival alla connessione profonda tra la band e il proprio pubblico. Un modo ideale per celebrare una collaborazione storica tra Wacken e i Lacuna Coil, una realtà italiana che da oltre tre decenni continua a portare il proprio metal ben oltre i confini nazionali.
