Gli anni del grunge – Italia 1989-1996

Autore: Giacomo Graziano
Anno: 2023
Editore: PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Pagine: 220
Prezzo: 15,00 €

Gli anni d’oro cantanti dagli 883 nel 1995? No: Gli anni del grunge. E se pensiamo che, precisamente a metà dei ’90, sono stati pubblicati una serie di album memorabili – dall’omonimo degli Alice in Chains a Soup dei Blind Melon, da My Brother the Cow targato Mudhoney ad Above dei Mad Season – è facile (banale?) comprendere cosa abbia rappresentato quel periodo per chi, allora, era un’adolescente con gli ormoni in subbuglio e la “fame”, mai domata, di ascoltare un genere musicale rock del tutto nuovo. Un movimento caratteristico della seconda metà degli anni Ottanta e, appunto, della prima metà dei ’90.

L’idea del mio libro? Nasce dalla forte passione che nutro per la musica, in particolar modo per quel movimento musicale e sociale che nei ’90 accendeva la costa nord-ovest del Pacifico americano. Sul suono e le band di Seattle si è scritto tanto negli anni, così ho sentito il bisogno di far conoscere che, anche il nostro paese, non è rimasto immune al fenomeno. Anzi, ha accolto fin dal principio l’ondata grunge”. Così Giacomo Graziano, che cura il volume Gli anni del grunge: Italia 1989-1996, un’opera che trasuda autentica passione e nella quale l’autore, classe 1976, raccoglie una serie di scritti a cura di giornalisti, critici musicali, organizzatori, musicisti, strumentisti, DJ, promoter. Non solo le interviste e gli articoli, ma anche le emozioni dei fan, gli aneddoti, i grandi eventi e gli incontri con i protagonisti dell’ultimo, imponente terremoto musicale.

Per l’occasione, ciascuna delle “voci” coinvolte è andata ad attingere dal proprio, personalissimo cassetto dei ricordi, rievocando le emozioni, tutt’ora indelebili, del passaggio (non è stato una meteora, si badi bene) del grunge, della “musica sporca e rumorosa del Northwest”, dei piccoli e grandi live in Italia – “forse non tutti sanno che il nostro paese ha un legame fortissimo e conta numerosi aneddoti, alcuni notoriamente tristi come il tentato suicidio di Kurt Cobain e l’ultima apparizione televisiva dei Nirvana; altri più allegri, come il matrimonio di Eddie Vedder in Campidoglio o il suo soggiorno romano durante il quale scrisse dei brani insieme a dei musicisti italiani. Inoltre, l’elenco dei concerti sul suolo italiano è davvero vasto”, precisa l’autore – nonché la trepidazione nel tenere in mano una copia fresca e scintillante di Ten, il primo album in studio dei Pearl Jam, o di Nevermind, secondo disco in studio dei Nirvana, entrambi pubblicati nel 1991.

A proposito dei concerti italiani, Graziano precisa che “ciascuna di quelle esibizioni ha lasciato qualcosa di indelebile nel nostro paese: dagli Screaming Trees a Brindisi nel retro di un oratorio ai Soundgarden che nel loro primo tour toccarono ben otto città attraversando lo stivale da Taranto a Bergamo, all’unico memorabile concerto degli Alice in Chains nel 1993 a Milano, fino agli estrosi live dei Mudhoney. Ad ogni modo, il live che secondo me simboleggia più gli atteggiamenti e gli stati d’animo dell’essere grunge, è quello dei Nirvana al Piper di Roma nel 1989, benché fossero al loro primo tour. Cobain era già colmo di insofferenza al punto di sciogliere la band al termine di un concerto infuocato. Nell’occasione, Kurt prima distrusse la chitarra e poi minacciò di lanciarsi nel vuoto appeso ad una palla da discoteca. Fortunatamente l’indomani fu convinto dal produttore dell’etichetta Sub Pop, Bruce Pavitt, a desistere. Risultato: comprarono una nuova chitarra”.

È inutile girarci attorno: il grunge ha rappresentato “il manto protettivo” di un’intera generazione. E qui l’autore riporta una citazione di Mark Arm, cantante e chitarrista di numerose band (Mudhoney su tutte): “Per quelli della mia generazione, l’avvento del grunge ha coinciso con i sogni, le paure, le emozioni e le batoste dell’adolescenza”. Come in una sorta di staffetta, Graziano continua: “Per chi come me, ha attraversato la fine degli anni Ottanta e l’ingresso dei ’90 in piena età adolescenziale, doveva scrollarsi di dosso ogni certezza di un passato borioso e schiavo delle apparenze in cui non ti rispecchiavi, ma soprattutto bisognava scoprire – con tutti i dubbi e le insicurezze del caso – l’avvento di una nuova era mentre si cercava di costruire la vita adulta”. Proseguendo: “In quelle band avevamo trovato qualcuno che cantava per noi le nostre paure. Musicisti che comunicavano un disagio personale in cui era possibile immedesimarsi, e noi ne assorbivamo il messaggio di rivolta contro gli ostacoli della società. Loro erano lì a cantare il nostro senso di inadeguatezza, l’insoddisfazione che portavamo dentro e quando il mondo fuori diventava difficile da combattere avevamo la musica a proteggerci”.

In un post su Instagram, il giornalista e critico Gianni Della Cioppa definisce Gli anni del grunge: Italia 1989-1996una scelta coraggiosa, che va premiata per la qualità dei contenuti, che l’autore cuce con ottime e lucide analisi e considerazioni personali. Il risultato è veramente eccellente”. Non solo Della Cioppa. Sono numerosi gli addetti ai lavori che hanno fornito un prezioso contributo al volume. “Oggi con internet non esistono più né barriere ne tanto meno le distanze – incalza Graziano –, occorrono pochi minuti e si scopre tutto su un artista. Gli anni Novanta, invece, era un periodo storico in cui se amavi una band e volevi saperne di più dovevi andare ai concerti o “accontentarti” di una rivista di settore. Ecco perché ho cercato persone che quegli eventi li avevano organizzati, fotografati e vissuti personalmente. Chi meglio di quei testimoni oculari poteva dare un resoconto dettagliato di cosa stava accadendo a livello musicale e culturale in quel periodo, ognuno con un trasporto ovviamente diverso, da quello prettamente professionale dell’addetto ai lavori, al “semplice” spettatore di un live, travolto da emozioni differenti. Fermo restando che “la sfida maggiore rimaneva comunque quella di riuscire a trasmettere al lettore come una rivoluzione, partita da lontano, abbia fatto breccia anche in Italia contribuendo a plasmare le abitudini di una generazione”.

Abitudini e ricordi. Indelebili. Agli adolescenti di allora basterebbe solo rammentare gli sguardi dei genitori, “rassegnati” a una sorta di voragine generazionale, sfiancati spettatori di un movimento giovanile alternativo contro cui i loro rimproveri potevano fare poco (o meglio: nulla). “La flanella, i maglioni informi, i jeans strappati; Kurt Cobain appeso a un lampadario e quella pistola che galleggiava sott’acqua; Chris Cornell che urlava al cielo verso un sole nero che inghiottiva ogni ipocrisia, Jeremy che si faceva saltare le cervella davanti a tutta la classe. Avevamo il cuore e gli occhi pieni delle immagini di questo carrozzone impazzito che saturava gli scaffali dei negozi di dischi, di vestiti, le televisioni e le radio”, scrive Daniele Corradi nella prefazione di Gli anni del grunge.

Un libro (disponibile anche in formato e-book) – dove non mancano alcuni scatti in b/n dell’epoca e un accuratissimo indice dei brani grunge – la cui gestazione è stata tutt’altro che semplice. “Il tempo maggiormente impiegato è stato nella ricerca delle fonti che ho coinvolto – puntualizza Graziano –, per alcune persone è stato facile per altre meno. Ho ricevuto risposte anche dopo un anno. Tuttavia far riaffiorare ricordi su avvenimenti accaduti trent’anni fa non è stato per tutti così scontato, ma era stimolante e lo costruivamo insieme mattone dopo mattone. Inizialmente non seguivo una linea ben definita, l’intento era raccogliere più testimonianze possibili e materiale fotografico; solo in seguito mi sono concentrato sulla scrittura e nel disporre cronologicamente gli accadimenti”. Intere giornate che l’autore ha trascorso al telefono “con i protagonisti dei racconti e con alcuni di loro sono nati solidi rapporti di amicizia. È successo durante una di quelle consuete telefonate con Michele Giorgi, persona per cui nutro una grande stima oltre che essere un enorme conoscitore della scena punk e hardcore, che ebbi l’idea che fece da collante alle storie, due eventi significativi che segnarono l’inizio e la fine del ciclo narrativo”.

L’Italia e il grunge: un amore indissolubile, dunque. Tant’è che nel volume l’autore cita anche numerose band di casa nostra, al centro del periodo più florido del movimento rock nostrano. “Parliamo di un’ era fantastica e fiorente, in cui scoprivi continuamente cose nuove, caratterizzata da una nuova scena di musica alternativa contrapposta concettualmente alla musica leggera che dominava le classifiche. Alcuni di quei gruppi dall’inglese passarono a cantarci il rock in italiano e in poco tempo divenne un fenomeno di moda. La discografia italiana, fiutato l’odore dei soldi, cominciò a produrre band che fino a poco tempo prima restavano confinate alla sola scena underground. Poi quando la strada sembrava ormai tracciata, alla fine del decennio, gli voltarono le spalle, le radio privilegiavano altri generi e i passaggi diventavano sempre meno frequenti, i gusti e le attenzioni degli ascoltatori cambiarono e il rock sparì nel nulla così come era arrivato. Intanto mi ero legato a moltissime band di casa nostra, dai Litfiba ai CSI, dai Timoria agli Afterhours, come ai Marlene Kuntz e Ritmo Tribale, ma potrei fare un elenco ben più ampio. Fu un periodo di fermento musicale fatto di “forma e sostanza” e mi sento davvero fortunato ad aver vissuto l’emancipazione della discografia indipendente di quegli anni“, conclude Graziano.

Un pensiero su “Gli anni del grunge – Italia 1989-1996

  1. bei tempi….vissuti a pieno con tutte le uscite discografiche di quegli anni , e ancora oggi me ne faccio promotore su i palchi per spingere e risvegliare nella gente la voglia di rivivere quei momenti. Suono il grunge dal 1992, sono il fondatore della prima tribute dei Nirvana al mondo (nevermind di Roma) e oggi mi diverto con i “grungers” dove abbiamo messo tutte le band nel repertorio. Purtroppo però la gente quí a Roma non risponde più come un tempo ma importa poco a me, l’importante sono le emozioni dopo 30 anni che ancora si provano a suonare tutti quei brani pieni di sentimento, rabbia ed energia. Vinz “grungersband” Roma

    "Mi piace"

Lascia un commento