Intervista ai Lilyum

Dopo la recensione del loro ultimo lavoro in studio We Are Disobedience, abbiamo avuto il piacere di intervistare i Lilyum.

Dopo due anni i Lilyum tornano in studio con il nuovo We are Disobedience. Prima di addentrarci sull’argomento centrale di questa intervista, chi non conosce ancora questa realtà ed è in cerca di sonorità oscure, chi sono i Lilyum? Come si è formato questo progetto?
Kosmos Reversum: Ciao a tutti e grazie per questo spazio che ci state offrendo! I Lilyum nascono nel 2008 dalla scissione da parte mia da una realtà groove/thrash metal che si chiamava in modo simile, cioè Lilium. Nel giro di poco tempo ho trovato un fratello come Lord Jotun che già conoscevo come musicista molto attivo nell’underground metal torinese, e abbiamo cominciato a comporre assieme il materiale che è finito sul primo full-length Ultimatum del 2009, dopo un paio di ep di rodaggio usciti prima. Il fatto che entrambi siamo polistrumentisti ci ha consentito di portare avanti questa creatura in maniera quasi sempre autonoma e circoscritta a noi due, anche se in qualche album o ep c’è stato qualche avvicendamento di line-up. Ma alla fine siamo noi due che portiamo avanti i Lilyum e siamo orgogliosi e fieri che ora si sia unito un batterista fenomenale come Summum Algor alla band! We Are Disobedience è il frutto del nostro cammino, ormai giunto al nono album e ne siamo fieri! Una badilata in faccia che non pretendiamo piaccia a tutti, ma è così che vogliamo che venga percepita.

In questo album c’è il debutto del nuovo batterista Summum Algor dove la sua presenza si sente in maniera molto massiccia come emerge per esempio sul brano Noetic Negative. In che modo il suo contributo ha influenzato il sound complessivo dell’album, soprattutto rispetto agli album precedenti?
Lord Jotun: L’innesto di un nuovo membro ha sempre il suo peso, soprattutto in formazioni dalla lineup abbastanza scarna come la nostra, e l’inserimento di Summum Algor si è rivelato un tassello fondamentale per questo nuovo capitolo. Il suo stile dinamico è stato l’ingrediente perfetto per un album che avevamo concepito come più grezzo e “live” rispetto a un lavoro volutamente freddo e desolato come Circle of Ashes; di fatto abbiamo costruito il groove dei pezzi attorno alle sue parti e ai suoi arrangiamenti, senza usare il metronomo in modo ossessivo e privilegiando riprese continue con pochissimo editing. Insomma, è stato il batterista giusto per l’album giusto e viceversa.
Kosmos Reversum: L’ingresso di un batterista come lui ha permesso di spingermi oltre in termini sia di violenza che di creatività. Ho optato per la prima volta nella nostra carriera nell’utilizzare chitarre a sette corde per riuscire a dare la giusta profondità a dei riff che possono essere anche catalogati come death metal. Come diceva Lord Jotun, noi abbiamo costruito i nostri pezzi attorno ai suoi pattern e io nel mio piccolo ho cercato di offrire una prestazione più violenta e varia che in passato, che potesse onorare questi nuovi input dati da un drumming diverso, quindi in sostanza far combaciare questo drumming tellurico con dei riff oltremodo potenti e brutali. Insomma, questo è probabilmente il disco più violento che abbiamo mai fatto, e buona parte del merito va indubbiamente attribuita a Summum Algor.

Rispetto al vostro album precedente, Circle of Ashes, in We Are Disobedience c’è una descrizione immersiva e profonda nel mondo dell’oscurità. Come avete cercato di rappresentare questa sensazione non solo musicalmente, ma anche attraverso l’atmosfera generale dell’album?
Kosmos Reversum: Per quanto mi riguarda, l’odio e il malessere non sono mai spariti dal mio animo e quindi ho solo assecondato questi sentimenti e cercato di elevarli all’ennesima potenza. Sin dalle prime sessioni di registrazione mi sono accorto che in modo del tutto istintivo i miei riff stavano cambiando verso qualcosa di ancora più estremo e non mi sono posto limiti in questo senso. Non ho ricercato qualcosa di diverso a priori, il tutto è avvenuto naturalmente. 
Lord Jotun: Bisogna ricordare innanzitutto che Circle of Ashes è stato l’album del nostro ritorno dopo lo scioglimento successivo ad Altar of Fear, e ha rappresentato il seguito del fuoco, tema portante di quest’ultimo, in tutta la sua ambivalenza: le ceneri che restano dopo un incendio, simbolo di annichilimento ma anche di purificazione, il cerchio come eterno ritorno (e quindi rinascita, come è stato per i Lilyum) ma allo stesso tempo chiusura, limitazione, e così via. L’oscurità è sempre stata presente, ma per non dilungarci troppo potremmo dire che se in Circle l’esplorazione di tale oscurità aveva un taglio più, per così dire, esistenziale, We Are Disobedience ne esplora le varie sfaccettature e implicazioni dal punto di vista di chi, volente o nolente, se ne trova immerso: l’oscurità della mente, dell’anima, del mondo e via dicendo sono quindi entità presenti e incombenti, elaborate come tali senza il distacco tipico di un narratore onnisciente.

La disobbedienza è un tema centrale dell’album. Qual è il significato personale o la dichiarazione che volete condividere con il pubblico attraverso questo concetto? Cos’è per voi la disobbedienza?
Lord Jotun: Preferisco lasciare a ogni ascoltatore la propria interpretazione partendo da musica e testi, ma occorre precisare che l’idea di disobbedienza da cui siamo stati ispirati presuppone una presa di coscienza volontaria e consapevole. Termini come “disobbedienza”, “ribellione”, “dissenso” et similia sono stati talmente abusati e svalutati da essere ormai quasi privi di significato. Chi è convinto che atteggiarsi acriticamente a bastian contrario sia una medaglia al valore troverà poco o niente di interessante o stimolante su quest’album.
Kosmos Reversum: Potrei scrivere un trattato su cosa significhi per me “disobbedienza”, ma per farla molto semplice, ti dico che oramai non ho più voglia di discutere del mio essere e delle mie idee. Chi vuole approfondire in modo serio questo argomento con me è il benvenuto. Per tutti coloro che invece cercano di ostacolarmi, mi limito a rivolgermi a loro in modo accondiscendente e formale, ma poi fare sempre come voglio io. In poche pillole: disobbedire significa non farsi intimidire da niente e nessuno, a costo di intraprendere strade difficili e rischiose. Avere il coraggio di non piegarsi al pensiero comune e soprattutto avere la capacità di creare un proprio modo di pensare ed agire. La società tende a zittirci e limitarci, ma poi la scelta è nostra. Io amo vivere da uomo libero ma questo ha un prezzo alto. E io pago questo prezzo molto volentieri!

Parlateci dell’immaginario dietro i vostri testi e come cercate di trasmettere visivamente la ribellione attraverso la vostra musica. Ci sono storie o concetti specifici che cercate di esplorare nei vostri testi?
Lord Jotun: Difficile a dirsi, perché anche i testi, nell’ottica generale del disco, sono volutamente stati scritti arrangiati in maniera il più possibile spontanea e viscerale. C’è sempre un filo conduttore – più di uno, in realtà – ma rispetto a Circle of Ashes, che aveva un’impronta concettuale più definita, ogni composizione di We Are Disobedience può essere letta come un microcosmo a parte, per quanto inserito nel quadro generale dell’album. I testi questa volta sono in linea di massima più diretti e incentrati su una specifica “visione” canzone per canzone. Non mancano comunque diversi livelli di lettura: per esempio, Sermon of the Sword affronta la dualità dello spirito più belluino e bellico che da sempre anima l’uomo, ed è in un certo senso un seguito non ufficiale di un altro pezzo del nostro passato (Regimental Thanatocracy da Ultimatum, 2009). Ci sono anche diversi argomenti che vengono trattati: “Noetic Negative” mette a nudo lo spettro dell’alienazione dell’individuo in un mondo in cui non si riconosce, mentre Bonded beyond Blood è una riflessione nata da lutti e perdite subìti in questi anni da Kosmos Reversum e me.

Ascoltando il nuovo album non si può che notare diversi rimandi a band come Taake e Likvann. Come queste influenze hanno influenzato la vostra musica? Ci sono elementi specifici del black metal norvegese che avete cercato di incorporare nel vostro sound?
Lord Jotun: Siamo influenzati in un modo o nell’altro da praticamente tutto quello che nel corso degli anni è entrato a fare parte del nostro DNA artistico, ed è innegabile che il black metal norvegese (ma non solo), con le sue incalcolabili innovazioni stilistiche e la sua radicale carica ideologica, abbia avuto un impatto notevole sulla nostra sensibilità. In linea di massima, però, non abbiamo un approccio particolarmente conscio o calcolato alla composizione: in generale per ogni album abbiamo una determinata linea guida in mente, ma non ci poniamo limiti e ci lasciamo comunque guidare dall’ispirazione del momento. Devo dire che, pur seguendo e ammirando i Taake fin dallo storico Nattestid di quasi un quarto di secolo fa, non ho mai pensato a loro come termine di paragone particolarmente diretto per i Lilyum, il che dimostra che ascoltatori diversi percepiscono sfumature diverse nel nostro sound, cosa che non può farmi che piacere.
Kosmos Reversum: Non ho quasi mai ascoltato i Taake e non conosco l’altra band. A mio avviso questo è un album di black/death metal che non ha quasi nulla spartire con le band menzionate, però rispetto il tuo parere.

La vostra band non ha mai suonato live fino ad ora. C’è un motivo specifico dietro questa scelta? Avete piani futuri per esibirvi dal vivo, e in caso affermativo, cosa possiamo aspettarci da una vostra esibizione?
Lord Jotun: In realtà ci siamo esibiti dal vivo una volta, poco prima delle registrazioni di The Knife Rises, nel caso qualcuno volesse aggiungere questo dettaglio su Wikipedia o Metal Archives! A dire il vero non si tratta tanto di una scelta, quanto di un accumulo di circostanze avverse: mancanza di tempo, mancanza di strumentazione, mancanza di una lineup completa, fino ad arrivare alla progressiva scomparsa di molti locali dedicati alla musica dal vivo (specie di nicchia come la nostra), per non parlare di altri sviluppi recenti come pandemia e vari lockdown. Non sono contrario all’idea di riportare i Lilyum sul palco, ma le condizioni devono essere consone alla nostra visione.
Kosmos Reversum: Posso aggiungere che per quanto mi riguarda pochissime band black metal riescono ad essere coinvolgenti sul palco e che io reputo il black metal un genere che deve rimanere molto intimo, e quindi non sono molto attratto nè dal vedere dal vivo band black metal e quindi, di conseguenza e per coerenza, non sono attratto dall’esibirmi con i Lilyum. Certo, mi piacerebbe fare un concerto una volta ogni tanto, ma questo richiederebbe prove continue e sacrifici che noi non possiamo affrontare, dato che abbiamo tutti altre band da portare avanti, e soprattutto una vita piena di doveri (ma con pochi diritti, come un po’ tutti…).

Guardando al futuro, come pensate che il vostro sound potrebbe evolversi? Ci sono nuovi elementi o territori sonori che vorreste esplorare nei prossimi lavori?
Lord Jotun: Ho accettato da tempo l’idea che la creatura Lilyum abbia una propria mente e se ne freghi delle nostre intenzioni, quindi fare previsioni in questo senso è una perdita di tempo, tanto le cose sicuramente non andranno come avremmo previsto a prescindere! Detto questo credo che We Are Disobedience abbia aperto nuove porte per la nostra espressione musicale, e che possiamo avere ancora altro da dire prima che la cosa inizi a sembrarci troppo manieristica. Chi vivrà vedrà.
Kosmos Reversum: Voglio solo che la nostra band continui a fregarsene di tutto e tutti e possa solo esprimere il nostro lato più oscuro. L’arte non puoi programmarla. Puoi fare ipotesi vaghe, ma poi sarà il momento storico che starai vivendo nel momento in cui componi e registri che influenzerà davvero la tua musica.
Summum Algor: Nel prossimo album il drumming sarà più veloce ed aggressivo. 

Siamo alla conclusione di questa intervista, un saluto ai nostri lettori e naturalmente tutti ci auguriamo di vedervi un giorno.
Lord Jotun: Grazie a voi per lo spazio concessoci, a chi ha letto questa intervista fino alla fine, e a tutti coloro che sostengono i Lilyum e l’underground metal in generale con i fatti. Continuate a essere disobbedienza!

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