Arkona – Kob’

Anno: 2023
Etichetta: Napalm Records
Voto: 7/10

Classificazione: 3.5 su 5.

Ben cinque anni sono passati dall’uscita dell’ultimo full-lenght dei moscoviti Arkona, quel Khram che dopo la sua release ha visto dipingersi d’innanzi alla band un periodo nerissimo prima con la pandemia e in seguito con la guerra Russo-Ucraina in cui il five-piece si è trovato ovviamente coinvolto in primo piano. Il risultato di questo nefasto periodo è emerso in questo nuovo full-lenght, in cui il sound della band  non è mai risultato più cupo e opprimente di così, se consideriamo la loro ormai più che ventennale carriera. Kob’ è un disco che viene spogliato praticamente del tutto di ogni componente folk regalandoci un disco pagan-black metal estremamente ricco e articolato e con tantissima carne al fuoco che prosegue in qualche modo sulla scia di album quali Yav’ del 2014 nel tentare di avventurarsi in pezzi lunghi e articolati dal sapore quasi progressive.  Un disco estremamente ambizioso quindi, nato dalle ceneri di una guerra ancora in corso per un album che riporta quegli elementi già familiari nel sound della band escludendo però ogni accenno al folk più spensierato e allegro – dimenticatevi quindi una Yarillo o una Stenka Na Stenku perché in questo album ci si addentra negli abissi della disperazione e dell’autodistruzione umana- non c’è spazio per nulla di spensierato, ballabile, sereno o scanzonato.

Come prima cosa da puntualizzare come già accennato, è l’assenza quasi totale di parti folk, compensate dall’uso delle tastiere e qualche volta dei synth per creare un’atmosfera plumbea, mentre la chitarra acustica spesso interviene nei momenti più mistici e tribali del sound della band. La voce di Masha si sposa benissimo sia con le parti brutali del disco con il suo growl incessante, sia con quelle più mistiche e misteriose in cui la sua voce spesso sussurrata o comunque vicino alla “spoken-word” ci fa immedesimare nel contesto del disco. Ovviamente i testi totalmente in russo hanno un che di particolare aiutandoci ad avvicinarci alle atmosfere e alla cultura di ciò che il disco vuole rappresentare e sono sicuramente un marchio di fabbrica indistinguibile per la band che piacciano o meno. I pezzi sono molto lunghi e articolati e con le eccezione dell’intro e dell’outro si aggirano quasi sempre intorno ai dieci minuti per un’ora totale di esperienza uditiva. È un disco impegnativo questo Kob’ non c’è dubbio, probabilmente un pochino dispersivo e con un songwriting non sempre brillante e che non tocca di certo i lidi di ispirazione massima di un di un lavoro come Goi, Rode, Goi! del 2009, eppure non si rivela mai un ascolto noioso o sterile, anche grazie alle numerose soluzioni sonore diverse proposte dalla band. Il brano Ugasaya per esempio si apre con delle parti vocali sussurrate e in dissolvenza di Masha prima che un velo di synth colori di oscurità le atmosfere di questo brano- sembra un intro per un apocalisse imminente, mentre quello che ci si ritrova davanti è una prima parte del pezzo scandito da un’interessante groove di basso e batteria prima a cui vengono poi condite delle tastiere synth dal sapore molto anni 80’. Masha entra nel contesto con una timbrica pulita e melodica prima che il pezzo esploda verso la metà nel solito wall of sound incessante fatto di blast-beat e growl. Stupiscono anche le minimali parti elettroniche dell’intermezzo della title-track, così come lo strumento a fiato trovato nel finale di Mor che per un attimo ci ricorda i vecchi Arkona (perché le parti folk non sono scomparse totalmente, qualche piccolo rimasuglio c’è ancora). Stupisce anche il penultimo pezzo Razryvaya Plot’ Ot Bezyskhodnosti Bytiya con la sua intro di pianoforte e una voce maschile (?) sussurrata che ci accompagna prima che il pezzo esploda in uno dei brani più rabbiosi del disco, con un blast-beat incessante e una Masha furiosa al microfono. Il pezzo rallenta e diventa più mistico e spazioso grazie al suo incedere di basso la sua linea di synth e la voce di Masha che a mo’ di cantilena disegna un’atmosfera inquietante, stregonesca e ritualistica mentre nel proseguito del pezzo compare ancora una volta uno strumento a fiato nel mix. In tutto questo non posso non fare i complimenti ancora una volta ad una vocalist davvero poliedrica e assolutamente perfetta nel cimentarsi in ogni mood del disco in questione.

In conclusione Kob’ è un disco di non facile assimilazione, lungo, ambizioso e autodistruttivo, nato in un periodo difficile e che rappresenta in tutto e per tutto il lato più viscerale del suono della band, ma sempre e comunque elaborato ed estremamente ricco. Se siete amanti dei pezzi più scanzonati e “folkeggianti” del repertorio degli Arkona probabilmente questo disco non farà per voi, ma se amate dischi complessi, incentrati su sonorità che virano più verso il pagan- black metal, atmosfere mistiche, pezzi strutturati e articolati ecco che questo Kob’ potrebbe fare al caso vostro pur non essendo un disco perfetto e pur essendo lontano dei picchi di genialità di un disco come Goi, Rode, Goi!,  perdendosi qualche volta di troppo in un songwriting che alla lunga può risultare un pelo dispersivo.

Tracklist:
1. Izrechenie.Nachalo
2. Kob’
3. Ydi
4. Ugasaya
5. Mor
6. Na Zakate Bagrovogo Solntsa
7. Razryvaya Plot’ Ot Bezyskhodnosti Bytiya
8. Izechenie.Iskhod

Line-up:
Maria “Masha Scream” Arkhipova- Voce, tastiere
Sergei “Lazar” Atashkevich – Chitarra
Ruslan “Kniaz” Rosomaherov – Basso
Vladimir “Volk” Reshetnikov – Strumenti a fiato
Alexander “Noff” Smirnov – Batteria

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