Bon – The Last Highway

Autore: Jesse Fink
Anno: 2025
Editore: Il Castello
Pagine: 512
Prezzo: 24,00 €

Da simboli identitari delle sottoculture, oggi le t-shirt delle band sono entrate nella moda di massa. Soprattutto tra i giovanissimi, che (spesso) le indossano senza conoscere il gruppo o il logo ritratto. Un incipit da boomer? Forse sì, ma dalla linguaccia stilizzata dei Rolling Stones allo zombie simbolo degli Iron Maiden la storia non cambia. E alle due band già citate possiamo aggiungere gli AC/DC, il cui logo iconico – la scritta in stile “elettrico” con un fulmine centrale – continua a fare il giro del mondo. Ben venga, dunque, un libro che non solo arricchisce le pubblicazioni su carta del gruppo australiano, ma – soprattutto – sviscera la figura del suo primo frontman. Ad di là di ogni moda.

Un ritorno alle origini quello di Bon – The Last Highway, il volume biografico firmato dall’ottimo Jesse Fink. Pubblicato in Italia da Il Castello, collana Chinaski, il libro ha un sottotitolo che è tutto un programma: “La storia mai raccontata di Bon Scott e di Back in Black degli AC/DC”. L’approccio di Fink – londinese, classe 1973 – è quello dell’investigatore, più che del “semplice” scrittore. Così, andando ben oltre la cronaca tradizionale – seppur ricca, considerando che Scott ha registrato con gli AC/DC sei album in studio: High Voltage (1974), T.N.T. (1975), Dirty Deeds Done Dirt Cheap (1976), Let There Be Rock (1977), Powerage (1978), Highway to Hell (1979), insieme al live If You Want Blood You’ve Got It del 1978 –, l’autore affronta gli ultimi 32 mesi di vita del “nostro”. Senza fare sconti a nessuno.

Lo fa restituendo al lettore quella che viene etichettata dalla stampa internazionale come “la Bibbia sul primo cantante degli AC/DC”. Ben 41 capitoli, strutturati e scorrevoli, lungo i quali Fink (che è cresciuto e ha studiato in Australia) racconta i suoi viaggi per il mondo dove ha rintracciato compagni di tournée, conoscenti, giornalisti, amici di bevute, fidanzate e addetti ai lavori. Persone tutte più o meno disposte a condividere con Fink – autore di numerosi libri pubblicati in oltre 20 Paesi e tradotti in 13 lingue – le informazioni in loro possesso su Scott.

Come ho sottolineato più volte nelle interviste via stampa, indagare sulla morte di Bon è come avventurarsi nella tana del Bianconiglio senza trovare più una via d’uscita. Ho bruciato anni della mia vita senza riuscire a ottenere le risposte definitive che mi aspettavo, ma posso assicurare che ciò che leggerete in questo libro è il resoconto più completo mai pubblicato del percorso di Bon durante i suoi ultimi anni di vita”, scrive Fink introducendo The Last Highway.

Un racconto scrupoloso e onesto, il suo, su quanto è realmente accaduto nelle ultime ore di vita dell’ex frontman degli AC/DC, uomo e personaggio tutt’altro che banale, poi sostituito da Brian Johnson (che entrò nella band il 15 aprile 1980, due mesi dopo la morte di Scott sopraggiunta a Londra il 19 febbraio a soli 33 anni). Poco dopo, la band australiana ha pubblicato l’incredibile Back in Black – il settimo album in studio, con Johnson alla voce e dieci tracce indimenticabili: Hells Bells, Shoot to Thrill, What Do You Do for Money Honey, Given the Dog a Bone, Let Me Put My Love Into You, Back in Black, You Shook Me All Night Long, Have a Drink on Me, Shake a Leg, Rock and Roll Ain’t Noise Pollution – che muterà profondamente la storia dell’hard rock.

Ma cosa è accaduto realmente negli ultimi giorni di Scott? E quale è stato il suo reale apporto all’immortale disco della band? In (pericoloso) bilico tra sesso, droga, alcool e rock’n’roll (“Non so cosa farei senza questa band, sai? Vivo solo per questo, sai. Siamo un branco di sguaiati, davvero senza scrupoli, sai. Le canzoni rispecchiano per filo e per segno ciò che siamo: alcol, donne, sesso, rock’n’roll… Il senso della vita, sai”), la biografia di Bon Scott viaggia spedita come un treno lungo dettagli e aneddoti. Definendo i contorni di una figura tanto complessa quanto controversa.

Un ritratto affascinante di un uomo tormentato con una pesante dipendenza da alcol… in pratica l’equivalente letterario di un road movie”, scrive la stampa internazionale. Ed è proprio così: con ritmo incalzante da thriller e passione da fan, Fink divulga nuove informazioni su Scott e sulle sue ultime ore di vita, per sciogliere i nodi legati alla sua morte. Secondo le indagini, infatti, il suo decesso è stato provocato da intossicazione da alcol. Nel volume, invece, si tenta di dimostrare la possibile morte per overdose di droghe. Così l’autore, rincarando la dose: “Come la modalità in cui Bon ha perso la vita è stata tenuta nascosta troppo a lungo, così è stato insabbiato anche il suo probabile coinvolgimento nella creazione delle canzoni di Back in Black.

Indagini che Fink definisce in qualche modo “approssimative” e sulle quali ritorna facendo leva su retroscena inediti, leggende smentite e personaggi che costellano l’universo di The Last Highway. Un ritratto attento, intimo e profondo di Scott – “uno dei musicisti rock più adorati di tutti i tempi, soprattutto fuori dall’Australia, dove vanta un riconoscimento forse maggiore di qualsiasi altro artista australiano, vivo o morto che sia” –, distante dall’immagine standardizzata della rockstar autolesionista.

Le pagine della biografia rivelano anche i nervosismi interni agli AC/DC, non escludendo che Scott si sia sentito emarginato e, a tratti, voglioso di lasciare la band; lo stesso clan degli Young non solo avrebbe sempre negato le proprie testimonianze a Fink, ma sembra che abbia impedito ad ex membri della band o dell’entourage di rilasciare interviste. Ultimo (ma tutt’altro che banale, considerando le biografie attuali): The Last Highway comprende un corposo apparato fotografico con immagini e documenti inediti. Una carrellata di scatti in bianco e nero che valorizzano (ulteriormente) il racconto di una delle figure più carismatiche e indecifrabili della storia del rock.

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