Iron Maiden – Una favola (thriller) di Natale

Autore: Antonio Biggio
Anno: 2025
Editore: Self Publishing
Pagine: 140
Prezzo: 12,00 €

L’idea nasce da una coincidenza troppo bella per ignorarla: il 25 dicembre gli Iron Maiden compiono cinquant’anni! Anche se la band fu formata nell’agosto di quell’anno, si dice che il giorno di Natale ne fu deciso il nome. A un certo punto ho pensato che sarebbe stata un’occasione irripetibile per raccontarne l’origine, ovviamente a modo mio! Non la nascita mitologica della band, ma il momento fragile in cui tutto poteva ancora andare storto”.

Inizia così la nostra chiacchierata con Antonio Biggio, autore del romanzo Iron Maiden, una favola (thriller) di Natale. Quindi il nostro interlocutore prosegue; “Da lì ho fatto quello che so fare: ho cercato i buchi della storia, le zone meno raccontate, e ci ho infilato dentro un thriller. Un racconto breve, teso, ambientato tra il 1975 e un passato ancora più oscuro, con spionaggio, segreti di guerra e un microfilm che riemerge proprio quando nessuno lo sta cercando”.

Come mai, nel titolo del libro, hai inserito la parola “favola”? Qualcuno potrebbe pensare a una scelta, in qualche modo, casuale. “Non è così, è lì apposta: non perché sia una storia dolce, ma perché nasce come un regalo. Un regalo da fan degli Iron Maiden, scritto il 25 dicembre, per celebrare una band che mezzo secolo fa stava ancora provando a capire chi sarebbe diventata”.

Il romanzo Una favola (thriller) di Natale è ambientato tra il Belgio occupato del 1944 e l’East End londinese del 1975. In bilico tra il sogno di diventare calciatore e la passione per la musica, un giovane Steve Harris acquista per caso un vecchio amplificatore, inconsapevole di aver riportato alla luce un segreto risalente alla Seconda guerra mondiale. Da quel frangente la sua strada si incrocia con quella di una giornalista coraggiosa, pronta a tutto a rischiare per scoperchiare uno scandalo in grado di travolgere i vertici politici di Westminster.

Sullo sfondo, una “city” gelida e addobbata a festa, dove il Natale sbrilluccica in superficie mentre il potere più oscuro trama nell’ombra. Tra spie, dossier classificati e una band che si è appena formata (ma già in procinto di sciogliersi, come neve al sole), quell’oggetto all’apparenza innocuo diventa la chiave di un arcano che il potere, invece, vuole seppellire per sempre.

A questo punto, la domanda è d’obbligo: Una favola (thriller) di Natale come si inserisce nella trilogia di Andrew Briggs e degli Iron Maiden, composta da Eddie deve morire e Il sepolcro di Eddie e da L’enigma dei tre Eddie? “In realtà questo nuovo romanzo non riguarda in alcun modo la trilogia – replica Biggio ed è un aspetto importante che ho chiarito fin dall’inizio. La sfiora, semmai, solo per atmosfera e per metodo narrativo: stesso gusto per il mistero, per i vuoti storici, per l’idea che dietro la musica possano nascondersi storie molto più grandi. Un solo personaggio della trilogia compare, e lascio ai lettori trovarlo, non sarà difficile!”.

Possiamo quindi dire che Una favola (thriller) di Natale è una storia autonoma? “Esattamente – replica l’autore – non è un prequel, non è uno spin-off né chiede al lettore di conoscere Briggs o la trilogia per funzionare. È un racconto a parte, più compatto, intimo, nato per celebrare un momento preciso. Se qualcuno, leggendo, riconosce il mio modo di raccontare e sente un eco della trilogia, tanto meglio. Ma la storia sta in piedi da sola, come un regalo messo sotto l’albero, non come un capitolo mancante”.

Quindi l’autore aggiunge. “Questo libro ha richiesto molto più di quanto sembri da fuori. È un racconto breve, sì, ma dietro c’è stato un lavoro lungo: documentazione storica, incastri temporali, rispetto maniacale dei fatti reali e attenzione a non pestare i piedi alla realtà degli Iron Maiden. La scrittura in sé è stata rapida, quasi istintiva”. Chiosando così: “Il vero tempo l’ha portato via la preparazione: capire cosa potevo inventare e cosa no, dove infilarmi senza forzare la storia, e come far convivere Natale, thriller e musica senza che nessuno dei tre risultasse fuori posto”. Biggio c’è riuscito.

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