My Life: è una lunga storia

Autore: Willie Nelson, David Ritz
Anno: 2024
Editore: Il Castello
Pagine: 352
Prezzo: 22,00 €

La rivista Rolling Stone lo ha inserito nei 25 migliori album di Natale di tutti i tempi. Il riferimento è a Pretty Paper (1963), primo album di cover natalizie e 24esimo disco in studio del cantautore, chitarrista, attore, scrittore e attivista Willie Nelson. Dodici brani (da White Christmas a Jingle Bells, da Silent Night a Santa Claus Is Coming to Town) da ascoltare nel momento in cui fino all’ultimo da amici e parenti – stremato da pranzi, cene e tombolate – è tornato a casa propria. Lasciando la possibilità di rilassarsi assaporando la musica (e le parole) di uno dei più rilevanti cantautori americani di sempre. Magari sfogliando – come strenna sotto l’albero – la sua attesa autobiografia.

Approdata in Italia grazie a Il Castello Editore (collana Chinaski edizioni) e scritta a quattro mani con David Ritz (newyorkese classe 1943, è tra i biografi musicali più importanti di sempre, coautore di 36 autobiografie incluse quelle di varie celebrità come Ray Charles, Lenny Kravitz e Janet Jackson), My Life: è una lunga storia – con traduzione di Sara Boero – rappresenta un’opera monumentale, attraverso cui il ribelle e anticonformista Nelson regala al lettore la sua (a tratti, incredibile) epopea.

Non solo l’infanzia e la giovinezza trascorse ad Abbott (contea di Hill, in Texas), ma anche i primi lavori porta a porta, la popolarità con la musica – il primo album, And Then I Wrote, è uscito nel 1962; l’ultimo, Last Leaf on the Tree, è stato pubblicato quest’anno e, conti alla mano, costituisce il 76esimo disco in studio e il 153esimo complessivo –, le montagne russe dei suoi matrimoni, i cambiamenti di un mercato discografico sempre più spietato.

Classe 1933 (“quando venni al mondo, la speranza era una merce rara”), curioso fin da giovanissimo (già in quegli anni si diletta con la musica country, tra svariati lavori, per poi debuttare, all’età di 27 anni, con il suo primo brano Family Bible, e venuto su in fretta (“da adulto ho preso coscienza di essere cresciuto nel Texas rurale durante uno dei periodi peggiori della storia economica americana”), Willie Hugh Nelson – questo il nome completo di uno dei cantastorie più dotati degli States, inserito nella Country Music Hall of Fame nel 1993 – descrive il trasferimento alle Hawaii, le lotte antiproibizioniste, l’impegno civile, il radicato amore per la famiglia (“come la musica, l’amore era ovunque si posasse il mio sguardo, e in ogni mia emozione”), gli amici, le tante vicende vissute lungo il suo intenso percorso umano e artistico.

Già, perché all’età di 91 anni e fermo restando gli inevitabili acciacchi fisici, il “fuorilegge del country rock” non ha intenzione di fermarsi, e l’autobiografia My Life è lontana anni luce dall’epitaffio. Piuttosto, è la “summa” di un’esistenza pienissima, con dodici Grammy Awards vinti e decine di milioni di album venduti. Primo artista nella storia a ricevere un disco di platino “country” (la raccolta Wanted! The Outlaws del 1976) , Willie Nelson parla di sé in maniera diretta, divertente e schietta.

Quantomeno, scrive lui sulla quarta di copertina, “questo dicono gli autori sul libro che ho scritto; io so solo che è la storia della mia vita, limpida come un cielo del Texas, raccontata con lo stesso ritmo e la stessa intensità con cui l’ho vissuta”. Un racconto a briglie sciolte, senza prendersi troppo sul serio. Tant’è che le grandi testate internazionali che hanno parlato di My Life – come The Boston Globe, New York Post, Wall Street Journal e The Washington Post – spaziano nei commenti da “autobiografia frizzante” a “libro disinvolto” a lavoro “inestimabile”.

Diviso in cinque parti (Il mio inizio; Canzoni che cadono dal cielo; Lacrime e fiori; Over the Rainbow; Spirito), il volume – dove non mancano alcuni scatti in bianco e nero con nomi altrettanto grandi quali Miles Davis, Eric Clapton, B.B. King, Jack White, Neil Young – vede Nelson (che oggi vive quasi perennemente in tour con la sua band. Quando non è in giro a suonare, risiede con la moglie Annie tra la sua villa di Maui, alle Hawaii, e il suo ranch a Spicewood, in Texas) esaltarsi in un racconto avvolgente.

Assai spassoso il capitolo “Sulla strada per la Casa Bianca accadono cose divertenti” – quando, invitato a Washington dal suo amico neopresidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, dopo il concerto per l’insediamento si ritrova sul tetto dell’edificio a fumare una canna – ma non mancano anche i momenti complicati, come quello legato all’inizio degli anni Novanta (“avevo le spalle al muro, il mondo non faceva che ripetere che le mie finanze e la mia carriera erano finite nel cesso”) e i passaggi dove Nelson decanta il suo amore per il blues (“rende possibile trasformare le mie emozioni, anche le più tristi, in una canzone”).

E ancora, la solida amicizia con Ray Charles (che lo invita a giocare una partita a scacchi al buio), il suo impegno sociale (nel 1985 partecipa alla hit mondiale We Are the World al fianco di Michael Jackson, Bruce Springsteen, Lionel Richie, Stevie Wonder e tanti altri), l’attivismo per legalizzare la marijuana (“non potrei mai tradirla, come non potrei tradire un membro della mia famiglia. La marijuana mi ha reso longevo”), la produzione più “leggera” negli anni Ottanta (il 1980 è l’anno di On The Road Again, con ogni probabilità il suo pezzo più famoso, nato per il film Accordi sul palcoscenico di Jerry Schatzberg), tanto che nel 1984 Nelson duetta con Julio Iglesias in To All the Girls I’ve Loved Before, instaurando anche altre collaborazioni con colleghi come Waylon Jennings, Kris Kristofferson e Johnny Cash.

C’è poco a aggiungere: la vita di Willie Nelson è paragonabile ai racconti incredibili del film Big Fish di Tim Burton. Ma qui la finzione non trova spazio: tra mogli, figli, live e contratti discografici la parabola del musicista che ha cominciato a suonare a 10 anni in un’orchestrina non conosce limiti. Al pari dei generi musicali a cui è stato associato (dal progressive country al western swing e via così). Come ammette lo stesso Nelson: “My Way è una storia sul cercare di vivere nel modo giusto. Una storia di vero amore, tempi selvaggi, amici, nottate al bar, e la musica a suonare tutto intorno. È una storia vera, dal mio cuore al tuo”.

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