L’unica data italiana del Lighthouse Tour ’24 ha trovato una Milano inzuppata dalla pioggia. Poco male (ovviamente) per Duff, la sua band e gli spettatori tutti ben al riparo dei Magazzini Generali, per un concerto con i fiocchi. Non un sold out, ma comunque fan (vecchi e nuovi) di McKagan hanno risposto “presente” alla chiamata. Dimenticando, per una sera, distorsori a più non posso e riff di chitarra. Per lasciare spazio all’intimismo.
C’è anche da dire che il bassista e cofondatore dei Guns N’ Roses – da solista canta e imbraccia la chitarra (elettrica e acustica) – non è mai stato così prolifico come negli ultimi anni: i due album in studio Tenderness (che ha ricevuto il consenso della critica e il plauso sentito di una leggenda come Bob Dylan) e Lighthouse – al quale hanno partecipato musicisti del calibro di Slash, Jerry Cantrell – fondatore e leader degli Alice in Chains – e Abe Laboriel Jr., batterista e turnista sia in studio sia live di nomi come Paul McCartney, Sting, Steve Vai, Eric Clapton, solo per citarne alcuni – insieme a Tenderness: Live in Los Angeles sono usciti nell’arco di sei anni (dal 2019 al 2024, per essere precisi).
Ma torniamo al tour europeo. L’atteso approdo da headliner di Duff (che l’ultima volta, nel capoluogo lombardo, si era esibito l’8 settembre 2019 alla Santeria Social Club) ha preso il via lo scorso 30 settembre da Dublino, per poi snodarsi in Scozia, Inghilterra, Paesi Bassi, Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Svizzera, Belgio, Francia e Svezia, fino al termine di ottobre. La tappa italiana è stata un ottimo bagno di folla per McKagan, una star abituata a calcare palchi giganteschi di fronte a folle oceaniche insieme ai suoi “partner in crime” Axl Rose e Slash.
Eppure il bassista (nonché scrittore, da ultimo con l’autobiografia It’s so easy e altre bugie) nato a Seattle non ha mai scordato il piacere di esibirsi nei club, dunque in spazi completamente diversi dagli stadi sia per capienza sia per impatto con il pubblico (aspetto, quest’ultimo, che ha rimarcato nel corso della serata, così come il suo profondo amore per la moglie Susan Holmes e le figlie Mae Marie e Grace), cimentandosi in stili assai differenti da quelli a cui ci ha abituato (non solo con i Guns, ma anche con i Velvet Revolver, Loaded o Neurotic Outsiders).
In completo elegante nero, accompagnato dai suoi musicisti, Duff ha spaziato dal blues alla canzone d’autore, dal country al folk, non disdegnano di suonare cover tiratissime (come I Fought the Law dei Crickets) e struggenti (Heroes di David Bowie). Ovviamente il nostro, classe 1964, ha pescato a piene mani da Tenderness e Lightouse (gli altri due album da solista sono Believe in Me e Beautiful Disease, usciti nel 1993 e 1999).
Unica nota dolente, la durata del live: McKagan (rivolgendosi al pubblico, ha detto: “Questi sono davvero solo semplici brani punk, spogliati, senza che io urli“) è stato più che puntuale, congedandosi alle 22:30 dopo un’ora e venti di grande musica. Ci si aspettava un po’ di più, ma come canta proprio lui in Don’t Look Behind You: “Mai guardarsi indietro, potrebbe accecarti”.
Setlist:
Forgiveness
Chip Away
This Is the Song
I Saw God on 10th St.
Tenderness
Feel
Holy Water
I Wanna Be Your Dog (The Stooges cover)
I Just Don’t Know
Fallen Ones
Fallen
Wasted Heart
Longfeather
Just Another Shakedown
I Fought the Law (The Crickets cover)
You’re Crazy (Guns N’ Roses song)
Lighthouse
You Can’t Put Your Arms Around a Memory (Johnny Thunders cover)
Heroes (David Bowie cover)
Don’t Look Behind You
Falling Down

