Assistere a un concerto degli Iron Maiden (hanno venduto oltre 100 milioni di dischi) è qualcosa di mistico, di cui chiunque – almeno una volta nella vita – dovrebbe godere. L’ultimo live della band nella capitale risale al 24 luglio 2016, quando la “vergine di ferro” si è esibita come headliner nella serata Sonisphere di Rock in Roma. Otto anni dopo stesso festival e stessa cornice – l’Ippodromo di Capannelle – per il ritorno del “figlio prodigo” Bruce Dickinson, attesissimo dai fan, che ha presentato il suo nuovo album solista The Mandrake Project.
Secondo lavoro personale dal ritorno nei Maiden (preceduto da Tyranny of Souls del 2005), che Paul Bruce Dickinson – questo il nome completo del cantautore britannico – ha presentato live a Rock in Roma. Un pomeriggio afoso “scaldato”, semmai ce ne fosse bisogno, dall’ugola di Michael Monroe, che ha intrattenuto i presenti con il suo hard rock misto a slaze metal e glam punk (seppur non manchino i rimandi al punk rock e, in qualche maniera, al pop rock). Accompagnato da Sami Yaffa (basso), Karl Rockfist (batteria), Rich Jones e Steve Conte (chitarre), l’ex vocalist degli Hanoi Rocks è stato un fiume in piena, forte di una carriera solista contraddistinta da decine di dischi tra la citata band (il cui ultimo album in studio è Street Poetry del 2007, dopodiché è stato annunciato lo scioglimento) e come solista (in questo caso l’esordio è datato 1987: Nights Are So Long).
Insomma, nonostante i suoi 62 anni di età, Michael Monroe – pantalone e gilet aderenti e chioma bionda d’ordinanza – ha una forma fisica invidiabile. Ed è un concentrato di energia: scende in continuazione dal palco e scavalca transenne come se non ci fosse un domani, mandando in visibilio i fan. I brani si alternano rapidamente, facendo volare i tre quarti d’ora dell’esibizione (che si conclude intorno alle 21:00). Il cantante finlandese è un frontman in tutto e per tutto, esattamente come il “maestro” Bruce Dickinson, che all’urlo “Scream for me Roma” conquista subito i presenti. In scaletta quattordici brani (ognuno dei quali viene accompagnato da proiezioni sul maxischermo alle spalle della band), ma nella lista non rientra nessun estratto dagli album Tattooed Millionaire (1990) e Skunkworks (1996).
Poco male, Bruce Dickinson – considerato (a ragione) tra i migliori frontmen della storia dell’heavy metal – ha nel suo arco molte frecce da scagliare, e lo fa attingendo a piene mani – ovviamente – dall’ultima fatica The Mandrake Project, dove permane l’elemento esoterico che contraddistingue buona parte dei suoi lavori (da Balls to Picasso ad Accident of Birth, da The Chemical Wedding a Tyranny of Souls oltre ai già citati). Al di fuori delle nuove tracce, il pubblico romano dimostra di saper apprezzare molto due canzoni, in particolare, che si susseguono: Chemical Wedding e l’intramontabile ballad Tears of the Dragon, cantata a squarciagola da tutti i presenti.
Una menzione particolare, infine, la meritano i componenti della band: dal tastierista Mystheria (che prima del concerto si intrattiene a lungo con i fan, tra selfie e strette di mano) alla bassista Tanya O’Callaghan, dal batterista Dave Moreno ai chitarristi Philip Näslund e Chris Declercq. E quando i nostri (Tanya a parte) si presentano sul palco indossando degli elmi da centurioni, Roma viene conquistata definitivamente.
Setlist:
Accident of Birth
Abduction
Laughing in the Hiding Bush
Afterglow of Ragnarok
Chemical Wedding
Tears of the Dragon
Resurrection Men
Rain on the Graves
The Alchemist
Frankenstein
Darkside of Aquarius
Navigate the Seas of the Sun
Book of Thel
The Tower
