
Autore: Jeff Blue
Anno: 2023
Editore: Il Castello
Pagine: 288
Prezzo: 22,00 €
“Era la mattina del 20 luglio 2017. Mi stavo versando la terza tazza di caffè, scrollandomi di dosso gli effetti dell’ennesima nottata in studio, quando mi ha chiamato Rob McDermott: “Quel che è successo a Chester è orribile”. “Ehi, amico, è passato tanto tempo. Aspetta. Che vuoi dire? Cos’è accaduto a Chester?”. Presentare un libro come One Step Closer partendo da un (tragico) epilogo può apparire quantomeno singolare. Eppure la storia dei Linkin Park custodisce nella data del 20 luglio 2017 un punto certamente di fine, ma – perché no – anche di ripartenza. Quel giorno il carismatico e fragile Chester Bennington abbandonò la vita che conosciamo, suicidandosi nella sua residenza di Palos Verdes Estates, nella contea di Los Angeles. Aveva 41 anni, una moglie e sei figli.
Da allora si sono rincorse molte voci sulla possibile reunion della band nata nella “città degli angeli” nel 1996 e composta, fino a quel maledetto giorno, da Chester (voce), Mike Shinoda (voce, tastiera e chitarra), Brad Delson (chitarra), Dave “Phoenix” Farrell (basso), Rob Bourdon (batteria) e Joe Hahn (giradischi, campionatore). Nel libro, poi, sono citati tutti gli altri musicisti che hanno fatto parte dei LP: Kyle Christener, Scott Koziol, Mark Wakefield. Ad oggi, però, Shinoda spiega che il gruppo non ha in agenda della nuova musica né dei live (“l’unica notizia riguardante i Linkin Park che ho per voi è che sì, ci parliamo a settimane alterne. Non ci sono tour, né musica né album in cantiere. Lasciate che ve lo dica. Tenete solo a mente che tutto questo non sta accadendo. Per ora, questo è quello che dirò”).
Così a maggior ragione, un libro come One Step Closer rappresenta una boccata d’ossigeno per i fan della band (che non si esibisce insieme dal 27 ottobre 2017, quando gli attuali cinque membri tennero all’Hollywood Bowl un concerto tributo per Bennington). Privilegiato chi ha potuto assistere a quell’evento, così come lo è (in modo ancora più profondo) Jeff Blue – dirigente, produttore, editore musicale, avvocato, giornalista e manager – che nel volume racconta la storia dei Linkin Park dal suo punto di vista esclusivo. È stato proprio lui, infatti, non solo a scoprirli ma anche a investire su di loro quando nessuno avrebbe scommesso un dollaro sul successo del gruppo (che, a discapito di quanto credono in molti, non si è mai identificato con il nu-metal. Tant’è che sempre Shinoda ha dichiarato: “Non abbiamo mai voluto portare la bandiera del nu metal perché in qualche modo viene associato al “rock da confraternita”, un genere troppo spesso arrogante, misogino e pieno di testosterone che noi abbiamo sempre combattuto”).
Prendendo il là da questo punto di osservazione unico, One Step Closer – snodandosi lungo 69 brevi capitoli, racchiude anche alcuni scatti in bianco e nero – rivela la storia di una band che, sopravvissuta a numerosi rifiuti, ha superato (e di molto) le attese di tutti, diventando la voce di una generazione che cercava un senso profondo nel nuovo millennio (“non lo so, a volte sento di avercela fatta e che tutti i miei sogni si stanno realizzando, ma è come se non stesse succedendo davvero a me”, ammette Bennington in un passaggio del libro).
Una vicenda, quella narrata con dovizia di particolari da Blue (figura di spicco del mercato discografico statunitense, i suoi artisti hanno venduto complessivamente oltre cento milioni di album nel mondo) che comincia dagli albori dei LP – nel corso della sua carriera la band ha pubblicato sette album in studio: al disco d’esordio Hybrid Theory (che nel 2020 la rivista Kerrang! ha inserito nella sua lista dei 21 migliori album nu metal di sempre) sono seguiti Meteora (2003), Minutes to Midnight (2007), A Thousand Suns (2010), Living Things (2012), The Hunting Party (2014), One More Light (2017) –, spaziando dal primo demo all’esordio in radio (“mi si sono drizzate le orecchie e ho girato gli occhi verso il suono come se avessi sentito un fantasma. Un riff di chitarra familiare e avvincente tuonava dai miei altoparlanti, poi un ritmo identificabile, e infine un’intensa esplosione di musica che mi ha fatto salire i brividi lungo la schiena. Era One Step Closer!”, ricorda Blue).
E ancora, dalla performance sul palco dello storico Whiskey a Go Go agli instancabili sforzi per riuscire a perfezionare quel sound così particolare fino alla scoperta di un giovane e tormentato cantante di Phoenix (Arizona), di nome Chester Bennington (“i ragazzi vogliono che io non mi faccia di nulla. È ridicolo. Siamo in una rock band. Si suppone che ci comportiamo da cazzoni. Ecco perché si dice: “Sesso, droga e rock ‘n’ roll. Il gruppo non l’ha capito?”, ironizzava il frontman, sulla cui vita consigliamo di leggere la biografia non ufficiale In the End, scritta da Rosanna Costantino) fino alla lunga, incredibile corsa a scalare la vette delle classifiche.
Pubblicato in Italia da Il Castello Editore per la collana Chinaski, tradotto da Giuseppe Ciotta, One Step Closer – Dagli Xero alla vetta: la storia dei Linkin Park (questo il titolo completo) è un volume ricco di informazioni e aneddoti; un lavoro nel quale Blue – classe 1967, ha ricoperto il ruolo di direttore artistico presso Warner Bros. Records, RCA, Interscope, Atlantic, Virgin, Jive Records e Zomba Music, oggi vive a Los Angeles – racconta di quando, in qualità di giovane editore musicale e aspirante discografico, era a fianco della band, come professionista e amico, quando nessun altro credeva nelle loro (già enormi) potenzialità.
Dagli esordi come Xero al successo planetario di Hybrid Theory (pubblicato nel 2000 dalla Warner Bros. Records, l’album ha venduto oltre 27 milioni di copie in tutto il globo e negli Stati Uniti è stato certificato disco di diamante, oltre ad aver raggiunto le prime posizioni della classifica Billboard 200), passando per il reclutamento di Chester, raggiunto telefonicamente il giorno prima delle audizioni dallo stesso Blue durante la sua festa di compleanno (nella prefazione del volume, l’ex moglie del frontman, Samantha Bennington scrive: “Jeff gli ha dato l’opportunità di fare ascoltare la sua voce angelica e ai Linkin Park quella di condividere con il mondo la loro singolare visione musicale”), il volume One Step Closer costituisce il nitido ed esauriente ricordo di un viaggio che non ha (né avrà, azzardiamo) precedenti. Un diario di bordo che è la vivida testimonianza della perseveranza di una band e della costruzione, mattone dopo mattone, del suo sogno in musica.
