
Autore: Hervé Muller
Anno: 2023
Editore: Il Castello
Pagine: 160
Prezzo: 19,00 €
“Jim Morrison è ancora è resterà un mistero dall’inizio alla fine. Ma è interessante sentirne parlare da chi ha veramente frequentato l’uomo nella sua maturità”. E ancora, “una testimonianza autentica, per una volta a raccontare Jim è qualcuno che sa bene di cosa sta parlando”. Sono solo un paio di passaggi di altrettante recensioni lasciate online da chi ha acquistato (e letto) il volume Jim Morrison – Ultimi giorni a Parigi, scritto dal giornalista Hervé Muller (scomparso nel 2021) e pubblicato da Il Castello (marchio Chinaski Edizioni).
Con introduzione di Federico Traversa – in cui lo scrittore ed editore parla di “un libro potente, visionario, che prima analizza la vita di Jim, la condisce con succose curiosità, ne sviscera influenze letterarie e contesti culturali, soffermandosi su un’esistenza consumata a cento allora e su alcuni aspetti solitamente tralasciati. E poi, una volta ben rosolati al fuoco lento della visione, ci porta nella Parigi del 1971, aprendo lo scatolone dei ricordi personali della sua frequentazione con il Re Lucertola fino all’oscura indagine successiva alla sua misteriosa morte” – il volume, pubblicato per la prima volta nel nostro paese, è dedicato alle ultime settimane, giorni, ore, minuti, secondi di vita del frontman dei Doors, morto il 3 luglio 1971 all’età di 27 anni (la fidanzata Pamela Courson, scomparsa tre anni dopo, lo trovò nudo nella vasca da bagno del loro appartamento nel quartiere del Marais) e sepolto il 7 luglio nel cimitero del Père-Lachaise, conosciuto in tutto il mondo per i personaggi famosi che vi riposano, sepolti, tra cui Oscar Wilde, Amedeo Modigliani e (appunto) James Douglas Morrison, questo il nome all’anagrafe del cantautore e poeta nato a Melbourne, in Florida, l’8 dicembre 1943.
Un’opera di certo molto diversa dalle numerose che, sul tema, l’hanno preceduta, a partire dall’immagine di copertina dove campeggia Jim, giovane uomo colto e complesso, dal volto sorridente, con lo sguardo rivolto in camera. Soprattutto, però, Ultimi giorni a Parigi – con prefazione di Gilles Yéprémian, manager dell’ensemble Urban Sax e amico del Re Lucertola, che ricorda: “Arrivati a un ponte e fermi a un semaforo, Jim improvvisamente uscì dal taxi e andò verso la ringhiera per lanciarsi nella Senna” – è un documento unico poiché Muller – giornalista amico di Morrison (a cui è stato vicino negli ultimi mesi della sua esistenza, e ne ha tradotto le poesie per il mercato francese) – narra con dovizia di particolari gli ultimi momenti della vita del Re Lucertola, distinguendo tra il mito e la realtà di un’esistenza breve e intensa (“È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente“, avrebbe detto anni dopo Kurt Cobain, anche lui nel “Club 27” insieme a Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e allo stesso Morrison).
E l’autore racconta anche la sua indagine relativa alle circostanze della morte del cantante, cominciando dai testimoni che con lui condivisero gli ultimi momenti di vita nella capitale francese (dove Jim si era recato, lasciando gli Stati Uniti, per essere riconosciuto come un poeta, al pari dei suoi miti Arthur Rimbaud e Charles Baudelaire), facendo luce su parecchi punti mai chiariti. Già, perché stando alla ricostruzione ufficiale, Morrison passò a miglior vita a causa di un arresto cardiaco (così almeno riporta la versione ufficiale), ma secondo l’autore parigino (di cui non si conosce moltissimo, basta fare una ricerca su Google per rendersene conto) la faccenda non andò proprio in questo modo.
Così, con Ultimi giorni a Parigi, Muller – giornalista, ma anche critico musicale nonché editorialista di noti magazine transalpini come Best e Rock&Folk – intende fare luce su questa oscura e ambigua vicenda. In che modo? La sua ricerca approfondisce non solo i verbali delle forze dell’ordine, ma anche i referti e le testimonianze della fidanzata di Jim, Pamela (secondo Ray Manzarek, tastierista dei Doors, Pamela Courson è sempre stata la sua anima gemella: “Non esisteva nessuno al mondo che riuscisse a complementare in modo così perfetto la sua stranezza”).
E ancora, le dichiarazioni degli amici Agnès Varda (regista belga di culto, anticipatrice della Nouvelle Vague) e Alain Ronay (parigino ma naturalizzato americano, di professione fotografo, era amico fraterno di Jim dai tempi della UCLA), del conduttore radio Jean-Bernard Hebey e del dj Cameron Watson. Finanche le confidenze della cantante Marianne Faithfull, la splendida ex-fidanzata di Mick Jagger, che in quel periodo si trovava nella capitale francese. E ancora, oltre al già citato Manzarek, l’autore ha “coinvolto” gli altri due membri della band: il batterista John Densmore e il chitarrista Robby Krieger. Ma anche l’amico Frank Lisciandro (“racconta che un pomeriggio andò a comprare dei vestiti con Jim e lui, una volta vestito di nuovo, lasciò al negozio quello che indossava all’ingresso”) e il manager Bill Siddons, che considerava il Re Lucertola “la persona più calorosa e comprensiva che abbia mai conosciuto”.
Tutte figure che, “in un modo o nell’altro, hanno contribuito a questo libro”, precisa l’autore nei ringraziamenti finali. Scavando (quasi rovistando) nell’underground, grazie alle informazioni date per sicure dai poco di buono attorno ai club che frequentavano proprio in quei giorni (“un’indagine che lo vedrà parlare con testimoni affidabili e inaffidabili, spacciatori e tagliagole, e che racconterà nel libro che tenete fra le mani”, scrive ancora Traversa), Muller ne conclude che Morrison – tra le rockstar più adorate di sempre, sex symbol tanto provocatorio quanto controverso – sia morto per overdose nei bagni della discoteca Rock’n’Roll Circus. Per poi essere trasportato nella sua abitazione e posizionato nella celebre vasca da bagno. Con sedici foto rare del Re Lucertola a Parigi scattate dallo stesso Muller, Ultimi giorni a Parigi è un libro intimo e toccante, da leggere (e rileggere) senza preconcetti.
