Non c’è ombra di dubbio sul fatto che l’edizione 2023 del festival metal più grosso e conosciuto al mondo sia stata la più problematica e controversa della sua storia – per la prima volta nella storia del festival gli organizzatori dopo settimane di pioggia irrefrenabile con picchi di intensità di quaranta litri per metro quadrato in ventiquattro ore sono stati costretti a dare un annuncio mercoledì notte alle quattro del mattino, annuncio che ovviamente avrebbe fatto scattare il putiferio tra il pubblico – “Stop completo agli arrivi a Wacken, il festival non può più permettersi di accettare altre persone, da questo momento in poi chi è dentro è dentro chi è rimasto fuori purtroppo dovrà tornare a casa, il terreno non può più tenere altre persone oltre quelle che sono già arrivate“. Questo comunicato definitivo e irremovibile è stato pubblicato all’alba dell’inizio del festival quando ancora tantissime persone non erano arrivate al celebre festival tedesco e dopo una serie di altri annunci poco confortanti che avevano fatto preoccupare non poco i wackeniani in viaggio verso il festival. Si era passato da un provvisorio “stop alle auto” ad uno “stop definitivo ad ogni veicolo privato che volesse arrivare a Wacken”. Una scelta discutibile e controversa dunque quella di salvare il festival a costo di sacrificare e rimborsare il biglietto a tutte quelle persone (si calcola circa 30 000 sugli 85 000 totali) che ancora non avevano varcato le soglie del festival che però in molti casi come noi stessi, avevano fatto migliaia di chilometri in auto o in aereo per venire al Wacken. Eppure dopo questo comunicato è successo l’inaspettato, dato che per quanto sui social gli organizzatori fossero stati irremovibili nel ribadire che non avrebbero fatto entrare più nessuno, qualche piccola voce si stava spargendo sostenendo che le persone stavano entrando comunque. A quel punto abbiamo tentato il tutto per tutto essendo ancora rimasti fuori e ci siamo diretti verso il festival nella speranza di poter scambiare il nostro biglietto del Wacken con il fatidico braccialetto che ci avrebbe permesso di entrare e uscire dal festival a nostro piacimento. E incredibilmente, ci siamo riusciti, dato che nonostante l’annuncio del completo stop molte persone arrivate dopo l’annuncio sono state fatte comunque passare. Potete immaginare la nostra gioia quindi, ma sopratutto l’ulteriore delusione di tutte quelle persone che nel frattempo avevano fatto dietrofront ed erano tornate a casa come avevano suggerito gli organizzatori per poi scoprire che in realtà, chi veniva a piedi (e non in auto), munito di biglietto veniva fatto comunque passare. Insomma una mossa su cui potremmo discutere per ore ma che non penso sia nostro compito giudicare in quanto non conosciamo le vicissitudini interne di un festival così grande e importante. In ogni caso per fortuna le previsioni meteo sono andate via via migliorando nei seguenti giorni facendoci godere di una bellissima esperienza complessiva (visto anche le minori persone presenti al festival che lo hanno reso più godibile), nonostante il terreno fosse ormai diventato irrimediabilmente una palude di fango. In tutte queste vicissitudine il nostro primo giorno ufficiale di festival è saltato e così ci siamo persi band come Ankor, Nervosa, Battle Beast, Beyond The Black e l’headliner Doro. Peccato veramente! ma ci rifaremo nei prossimi giorni!

Il nostro Wacken inizia ufficialmente il giovedì con il concerto degli Ad Infinitum di Melissa Bonny sul Wackinger Stage – uno dei palchi minori del Wacken- credo sia doveroso puntualizzare a questo punto per chi non è mai stato al Wacken che il festival ha in dotazione sette palchi- i due mainstages che sono affiancati e che si alternano tra loro, e altri cinque palchi di dimensioni via via più ridotte partendo dal Louder Stage passando per il W.E,T e l’Headbangers stage (altri due palchi affiancati e che si alternano tra loro), il Wackinger Stage e il Beergarden. Melissa Bonny e soci ci trasportano con il loro Symphonic Metal e sono qui per promuovere l’ultima loro fatica discografica Chapter III – Downfall, uscito qualche mese fa. Passiamo quindi ai Dark Tranquillity che con una formazione ormai totalmente cambiata dagli esordi che vede il solo Stanne come l’unico superstite ma ci offrono comunque una buona dose di melodic death metal made in Sweden pescando diversi pezzi dal loro ultimi disco in studio Moment senza dimenticarsi dei classici Therein, Monochromatic Stains, Misery’s Crown e The Final Resistance. Altro concerto al Wackinger Stage per uno dei miei gruppi più attesi del festival, gli svizzeri Cellar Darling . Derivati da una costola degli Eluveitie e guidati dallo straordinario talento di Anna Murphy poli-strumentista che si divide tra voce, ghironda, tastiere e flauto traverso, in una proposta che mischia il progressive rock alla musica folk e celtica, i nostri propongono una buona parte del loro ultimo concept album del 2019 The Spell, oltre qualche altro brano immancabile dal disco di debutto del 2017 This is The Sound. Il mio primo concerto ai Mainstage è stato quello dei cavalieri del power metal svedese Hammerfall che infiammeranno i nostri cuori a furia di hit come le intramontabili Blood Bound, Renegade e Hearts On Fire oltre a regalarci un bellissimo medley strumentale di pezzi derivanti dal loro disco del 2002 Crimson Thunder. Passiamo ora agli headliner della prima serata con i teutonici Kreator che con il loro debordante thrash metal continuano a convincere nonostante l’età che avanza tra scenografie macabre, demoni, fuoco e fiamme. Se Hordes Of Chaos e Enemy Of God mandano in visibilio il pubblico, è specialmente con i vari brani degli anni 80′ che i nostri non fanno prigionieri- e quindi ecco che il crowdsurfing si intensifica con le celeberrime Pleasure To Kill, Extreme Aggression e Flag Of Hate. La band punta della giornata sono gli alfieri del power metal tedesco Helloween freschi della loro reunion con Kai Hansen e Michael Kiske del 2017 che ci offrono uno spettacolo incentrato sui Keepers con una zucca gigante che sorregge la batteria e dei videoclip che accompagneranno la performance mentre Andi Deris e lo stesso Kiske si alterneranno alla voce. Immancabili le zucche-palloncino sparate sul pubblico in I Want Out.
Il secondo giorno parte alla grande con gli svedesi Amaranthe e il loro electro- metal moderno pieno di screaming , breakdown e sopratutto melodie pop veicolate dalla bellissima voce di Elize Ryd. Fra l’altro una delle cose interessanti del Wacken è quella di poter fare dei meet and greet con molte delle band, avendo dunque la possibilità di fare foto con loro e scambiare quattro chiacchiere coi membri della band. Gli Amaranthe erano una di quelle band che davano questa possibilità e non ce la siamo fatta sfuggire! I Leaves’ Eyes al Louder si rendono partecipe di uno show unico e pirotecnico con tanto di vichinghi sul palco e scene di combattimento che fanno sfondo al symphonic metal proposto dalla band tedesca/norvegese. Più tardi i Megadeth si renderanno partecipi di uno show unico con un Dave Mustaine in ottima forma e la sorpresa di un certo Marty Friedman, che raggiungerà sul palco la band per eseguire con loro Tornado Of Souls, Symphony Of Destruction e Holy Wars. Megadave parla poco ma interagisce col pubblico con il suo strumento in un’ora e mezza di grandi classici del thrash metal come Wake Up Dead, Peace Sells, Hangar 18 oltre la nuova We’ll Be Back dal loro ultimo disco in studio. Ora manca solo il mega headliner della serata e del festival, i leggendari Iron Maiden, che portano sul palco una scenografia e scaletta che pesca dall’ultimo disco in studio Senjutsu e dal celeberrimo Somewhere In Time del 1986. Non manca Eddie cyborg che ad una certa si metterà a battagliare con Bruce che impugna una finta mitragliatrice futuristica durante Heaven Can Wait. I droni a fine concerto che portano il logo degli Iron Maiden che si trasformerà poi in Eddie Samurai che illuminerà il cielo di Wacken sarà veramente la ciliegina sulla torta!
Siamo giunti all’ultimo giorno in cui dopo aver visto gli ultimi trenta minuti dello show dei Masterplan (band di Ronald Grapow, ex-Helloween) che erano qui per festeggiare il ventesimo anniversario del loro primo album uscito nel 2003, ci accingiamo a vedere la band che poi abbiamo avuto il piacere di intervistare (intervista già disponibile su queste pagine), ossia gli olandesi Delain che presenteranno per la prima volta a Wacken la loro nuova formazione con Diana Leah alla voce proponendoci un estratto da ogni singolo disco della band per un ora di Symphonic metal di ottimo livello. Seguono i finlandesi Ensiferum che con la loro carica e il loro melodic death metal mischiato al folk portano tanto della loro terra natia nella loro musica. La chiusura con From Afar e le indimenticabili One More Magic Potion mandano il pubblico in visibilio e ci preparano ad un’altra delle mie band preferite del festival, gli ucraini Jinjer, giunti al Wacken appositamente dall’America dove stavano nel bel mezzo di un tour con i Disturbed. Tatiana con il suo clean e il suo growl terremotate scuote i presenti e la band ci regala subito una dopo l’altro dei brani che ormai sono diventati dei veri e propri inni del metal moderno come Teacher, Teacher!, Perennial o I Speak Astronomy. Un’ora di intensissimi groove , chitarre djent , partiture progressive e metal estremo per una band che ormai è diventata una solida realtà della scena metal. A seguire gli scozzesi Alestorm che con le loro paperelle giganti portano un pò di risate e e metal piratesco ai tantissimi presenti che sono li a seguirli. Una band che esprime a pieno lo spirito festaiolo di Wacken e per cui il pubblico impazzisce totalmente urlando a squarciagola le celeberrime Keelhauled, Drink, Capitain Morgan”s Revenge, The Sunken Norwegian e molte altre ancora tra paperelle, rapper vestiti da squali , idiozia e birra a volontà- è proprio il caso di dirlo – It’s Pirate Party Time! Siamo quasi giunti alla fine e con la sera sera ci aspetta l’esplosivo concerto degli Heaven Shall Burn stasera headliner della serata con il loro metalcore robusto e violento che non fa prigionieri ed una scenografia da favola con fuoco fiamme ed effetti pirotecnici a più non posso. La chiusura con la loro celebre cover di Valhalla dei Blind Guardian fa esplodere il pubblico. A seguito gli statunitensi Beartooth con il loro mix di post-hardcore metalcore e alternative metal ci regalano un altro concerto pieno di esplosività ed effetti pirotecnici prima che l’ultima band della serata ci culli verso la fine- e questa band sono nient’altro che gli Sleep Token LA band metal per eccellenza di questo 2023, quel gruppo che in questo momento sta avendo un successo incredibile e che è riuscita a fare sold out in appena 10 minuti in inghilterra in un locale da 10 000 persone. Fa strano vedere una band così famosa essere reclusa ad un palco secondario, ad ogni modo il loro mix di RnB, hip-hop, parti elettroniche, djent e metalcore sono un qualcosa di totalmente diverso da quello che il pubblico di Wacken di solito si aspetta. Loro mascherati e anonimi non proferiscono parola al pubblico e se ne vanno senza salutare come sta nel loro copione, proponendoci però attimi di grande musica con molti estratti dal loro ultimo capolavoro Take Me Back To Eden tra cui Granite, Chockhold, Vore e la super hit The Summoning. Un’esperienza mistica ed evocativa.
Un altro Wacken è giunto al termine e mentre l’edizione del 2024 è già andata sold out in appena quattro ore e mezza siamo qui a fare i conti con un’edizione davvero problematica per quanto riguarda il meteo ma che ha regalato tante soddisfazioni a chi è riuscito ad esserci. In ogni caso come sempre, ci vediamo l’anno prossimo! rain or shine!

