Porcupine Tree – Auditorium Parco Della Musica (Cavea), Roma, 24/06/2023

Dopo il trionfante sold out al Forum di Assago dello scorso autunno ecco che tornano in Italia per ben due date una delle formazioni più amate del panorama Progressive degli ultimi venticinque anni. Freschi di reunion e con un nuovo album ma orfani dello storico bassista Colin Edwin lo show al Cavea di sabato ventiquattro giugno è stato davvero un evento imperdibili per tantissimi come il sottoscritto che hanno scoperto questa fantastica band dopo lo scioglimento del 2010. Ed è l’ennesimo concerto sold out infatti, quello che ci attende a Roma con qualche precisazione da fare prima di iniziare a descrivere l’evento – innanzitutto stasera è assente il bassista attuale della band Nate Navarro per motivi familiari e dunque le sue parti di basso saranno eseguite in playback o “con l’ausilio della magia della tecnologia moderna”, per citare le parole di Steven Wilson. Secondo – saranno vietati durante il concerto foto e video sotto richiesta della stessa band. Il pubblico non è stato proprio dedito a seguire le regole ma c’è anche da puntualizzare che qualvolta qualsiasi spettatore provasse a tirar fuori il cellulare si veniva quasi subito puntualmente ammoniti dalla sicurezza. Terzo punto è che stasera il concerto sarà leggermente più breve delle tre ore programmate e che i Porcupine Tree stanno offrendo durante le loro date europee, questo per via (a quanto sembra) dei limiti di orario della venue stessa, e difatti una delle prima frasi dette da Wilson durante lo show è stato “ragazzi cercheremo di suonare il più possibile fino al coprifuoco”. Poco male perché lo show durerà comunque due ore e un quarto e alla fine i pezzi tagliati saranno solo quattro, ossia Rats Return e Walk The Plank dal nuovo disco, Buying a New Soul e Fear Of A Blank Planet.

Il concerto parte alla grande con Blackest Eyes, con la band che si presenta come un four-piece con i tre dei quattro membri originali che hanno fatto la storia dei Porcupine Tree, ossia Steven Wilson, Richard Barbieri e Gavin Harrison, oltre avere un chitarrista in più per affiancare Steven. Subito dopo Blackest Eyes ecco che Wilson dichiara – “non siamo abituati a suonare davanti ad un pubblico seduto quindi, se volete, avendo cura di non disturbare la visione della persona dietro di voi….”- troppo tardi, ormai almeno la metà del pubblico del settore parterre è già in piedi e sotto il palco e ci resterà per tutto il concerto. Lo show prevede delle bellissime sequenza video ad affiancare i brani per una scaletta che pesca tanto (forse troppo) dall’ultimo disco in studio Closer/Continuation lasciando comunque spazio per il materiale storico della band. E così si passa dall’abrasiva Open Car alla più delicata Mellotron Scratch (doppietta da Deadwing ben accolta dal pubblico), passando per l’immancabile Sound Of Muzak con annessa riflessione dello stesso Wilson su quanto le sue preoccupazioni per lo stato della musica nel 2002 ( anno in cui incise questo pezzo) siano ancora oggi attuali. Immancabile il capolavoro da diciotto minuti Anesthetize che manda in visibilio in pubblico e credo che da sola sia valsa il prezzo del biglietto, ma a sorpresa, anche un album leggermente criticato ai tempi dell’uscita come The Incident riesce a trovare gloria con la bella chiusura di quella mega suite (I Drive The Hearse), dove Wilson abbraccia l’acustica. Emozionante Collapse Light Into Earth, il momento più intimo e delicato del concerto con tanto di fiume di lucine da parte dei paganti e dove sono solo Barbieri e Wilson a portare avanti il pezzo dal palco. Sorprende ed entusiasma la delicata psichedelia di Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recycled dal capolavoro del 2000 Lightbulb Sun, mentre Sleep Toghether con le sue animazioni in stile molto “Tooliano” ad accompagnarla, è un vero e proprio trip musicale dove Richard Barbieri è uno dei veri dominatori della scena. Dal nuovo disco sicuramente apprezzabile Harridan, la mini-suite Chimera’s Wreck ,ma soprattutto la bellissima Dignity che ritrova per chi scrive la magia e l’emotività dei Porcupine Tree degli anni duemila. La serata si conclude con l’encore affidato alla già menzionata Collapse…, Halo e l’immancabile Trains – forse il brano simbolo della band britannica.

Insomma una serata memorabile per un evento difficilmente ripetibile data la grande incertezza legata al futuro della formazione in questione, serata in cui tra l’altro, abbiamo assistito alla performance di musicisti straordinari che sono allo stesso tempo delle vere e proprie icone della musica Rock/Metal/Progressive moderna (direi che citare Steven Wilson sia superfluo, ma come non menzionare un batterista straordinario come Gavin Harrison che stasera è stato assolutamente perfetto). Sicuramente dopo un’ assenza così lunga sarebbe stato bello sentire una manciata di classici in più , incredibile infatti che la band non abbia proposto nessuno brano tra i seguenti super classici: Lazarus, Arriving Somewhere But Not Here, Piano Lessons, Even Less o Way Out Of Here, saltando completamente un disco fondamentale come Stupid Dream. Questa è solo una piccolissima nota per una serata memorabile e fantastica che sono sicuro ci ricorderemo negli anni!

Setlist:
1. Blackest Eyes
2. Harridan
3. Of The New Day
4. Mellotron Scratch
5. Open Car
6. Dignity
7. The Sound Of Muzak
8. Last Chance To Evacuate Planet earth Before It Is Recycled
9. Chimera’s Wreck
10. Heard Calling
11. Anesthetize
12. I Drive The Hearse
13. Sleep Together
Encore:
14. Collapse Light Into Earth
15. Halo
16. Trains

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