Knotfest Italy – Arena Joe Strummer, Bologna, 25/06/2023

Per la prima volta in Italia sbarca il festival targato Slipknot che in giro per il mondo sta riscuotendo un’enorme successo – il bill scelto dalla band stessa è senza dubbio di alto livello ma soprattutto offre ai fan italiani la possibilità di vedere band che stanno spopolando negli States come Lorna Shore e I Prevail e che qui da noi non hanno mai suonato. Lo Slipknot Museum inoltre permette con soli venti euro in più aggiunti al biglietto di assistere ad un vero e proprio museo di cimeli della storica band statunitense, un entità che ormai è diventata quasi un brand per quanto popolare. Il festival è stato senza dubbio un successo considerando gli oltre 15 000 spettatori accorsi e se è vero che gli Slipknot sono abituati a fare numeri ancora più alti (pensiamo agli oltre 20 000 spettatori di quattro anni fa sempre all’Arena Parco Nord/ Joe Strummer con un altro bill di tutto rispetto), è anche vero che mai come quest’anno in Italia abbiamo avuto così tanti eventi Rock/Metal concentrati in una sola estate. C’è anche da segnalare i prezzi dei biglietti che ormai hanno raggiunto punte elevatissime.

Questo festival non è stato di certo esente da alcuni problemi specialmente per quei fan che si sono recati all’Arena Joe Strummer sin dalla mattinata dato che i punti di raccolta gratuiti per l’acqua erano davvero troppo pochi con delle code lunghissime per riempire il proprio bicchiere in una giornata davvero calda. Stessa cosa per gli stand del cibo che davano la possibilità di prenotare il proprio pasto via web tramite un app per poi andarlo a ritirare ad una certa ora, sistema che comunque non ha arginato le file lunghissime per comprare da mangiare (il sottoscritto ha fatto 45 minuti di fila per intenderci).

Per fortuna c’è la musica e qui sì che è un vero e proprio trionfo – ci accingiamo ad arrivare attorno alle 15:00 per l’attesissimo concerto della band deathcore del momento, i Lorna Shore, saltando purtroppo i gruppi precedenti Bleed Within, Nothingmore e Destrage. I Lorna stanno avendo un successo incredibile negli Stati Uniti con il loro ultimo album Pain Remains che è stato senza dubbio uno dei platter più acclamati dell’anno scorso in ambito metal. E così si parte con vari estratti proprio da esso come l’epica Sun Eater o la brutale Into The Earth senza contare l’immancabile To The Hellfire (brano tratto dal precedente EP) da cui è partito tutto l’hype creatosi attorno alla band della florida e primo antipasto dell’allora nuovo vocalist Will Ramos che anche questo pomeriggio ha dimostrato tutta la sua bravura e la sua versatilità nel growl. I suoni per il primo pezzo sono stati pessimi e troppo bassi ma sono andati migliorando via via durante il concerto anche se bisogna dire che le altre band hanno goduto di una pulizia di sound decisamente migliore. Si chiude con la mitica suite dai circa venti minuti divisa in tre parti dal titolo di Pain Remains, vero e proprio gioiello musicale del metal contemporaneo, emozionale e brutale come poche altre cose nel genere deathcore. A seguire gli I Prevail portano il loro sound estremamente popolare che mischia metalcore, parti più pop e altre rappate ed elettroniche per una serie di pezzi catchy, pesantissimi e anche un pelo “tamarri” che hanno davvero coinvolto il pubblico a partire dalle super hit Gasoline, Hurricane, Bad Things e There’s Fear In Letting Go senza contare la mezza cover di Chop Suey dei System Of a Down che manda in visibilio in pubblico. I due vocalist sul palco hanno uno stile e un approccio vocale molto diverso e mentre uno si occupa delle parti in pulito l’altro ci va giù pesante con lo scream. Bravissimi. Con Gli Amon Amarth le scenografie diventano veramente imponenti cambiando spesso durante il loro set – si passa da due immense statue che vogliono riportare alla mitologia vichinga con un’enorme nave gonfiabile con tanto di guerrieri sul palco che se ne danno di santa ragione, all’iconica tempesta con tanto di creatura mitologica che si innalza minacciosa durante il pezzo finale immancabile, ossia Twilight Of The Thunder God (che poi è la stessa creatura immortalata sulla copertina del disco). La scaletta purtroppo è stata fin troppo incentrata sui pezzi nuovi tanto che i due pezzi più vecchi del repertorio risalivano proprio ai tempi di Twilight Of The Thunder God (parlo della title-track e di Guardians Of Asgard). E così abbiamo le pur belle Raven’s Flight, Shield Wall, Deceivers Of The Gods assieme ad altri pezzi più “pacchiani e goderecci” come Raise Your Horns. Si è sentita tanto l’assenza di brani come Death In Fire, Valhalla Awaits Me o Cry Of The Black Birds, per quanto mi riguarda, e anche quella di un maggior bilanciamento dei pezzi ma è anche vero che con l’età che avanza la band ha sempre più la tendenza a suonare i mid-tempo più che i pezzi veloci come la stessa Twilight. Sono costretto purtroppo a saltarmi gli Architects viste le lunghissime file per il cibo (altra band di enorme caratura nel bill), ed entro nel pit proprio prima del concerto degli Slipknot. La band di Des Moines, orfana di Craig Jones appena uscito dal gruppo e sostituito da un membro misterioso di cui non sappiamo ancora l’identità, rimane stavolta in otto sul palco dato che in queste date europee anche il Clown ha dovuto dare forfait per un’emergenza familiare lasciando la band dell’Iowa con un solo percussionista. Lo show è davvero intenso con fuoco, fiamme, botti, luci, led luminosi e videoclip ad accompagnare i brani e con una scaletta che pesca molto poco dal recente disco in studio uscito l’anno scorso (solo The Dying Song e Yen verranno proposti da esso), ma scavando di più dal loro glorioso passato e riuscendo a eseguire una scaletta piena di classici ma comunque diversa rispetto a quanto proposto l’anno scorso. E così vengono lasciate fuori le mega hit Before I Forget , Disasterpiece e Vermillion per fare spazio a delle bellissime chicche come Snuff, a detta di Taylor un pezzo richiesto da tantissimo tempo dai fan nella scaletta dei concerti della band e debbo dire che per il sottoscritto che aveva vista i knot almeno cinque volte prima di questa, è stato parecchio strano sentire una semi-ballad ad un concerto della band americana. Altro pezzo ripescato dal loro glorioso passato è stata la controversa Purity mentre non potevano mancare Eyeless, Wait And Bleed, People = Shit , The Heretic Anthem oltre che le immancabili e più radiofoniche Psycosocial e Duality. Taylor ammette di non essere stato per nulla bene con la voce nelle ultime settimane e incita i presenti a cantare così tanto a squarciagola da far sentire le proprie note fino agli Stati Uniti per stare in qualche modo vicino al loro amico e compagno Clown. Per il resto la band offre il suo solito grande spettacolo forse con meno furia e pazzia rispetto agli esordi ma comunque sempre con grande professionalità per una scaletta tirata e feroce con pochi momenti per respirare che si esaurisce in un’ora e venticinque minuti di spettacolo. Il primo Knotfest italiano ce lo siamo lasciati alle spalle, speriamo di cuore che in un futuro non troppo lontano si possa replicare!

Slipknot Setlist:
1. The Blister Exists
2. The Dying Song (Time To Sing)
3. Liberate
4. Yen
5. Psycosocial
6. The Devil In I
7. The Heretic Anthem
8. Eyeless
9. Wait And Bleed
10. Unsainted
11. Snuff
12. Purity
13. People = Shit
14. Surfacing
Encore:
15. Duality
16. Spit It Out

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