Intervista a Marco Vetturi (Drunkards)

Noi di Universo Rock & Metal abbiamo il piacere di intervistare Marco Vetturi, chitarrista bergamasco fondatore dei Drunkards, band thrash metal.

Ciao Marco, grazie per aver accettato di scambiare due chiacchiere con noi.
Ciao Tiziana. Grazie a te e a Universo Rock & Metal che mi avete dato l’opportunità di far conoscere la mia band e la nostra musica.

Grazie a te per averci dato la possibilità. Dunque sappiamo che i Drunkards sono nati nel 1985, ci racconti come è nato questo progetto?
Io e Jun eravamo amici fin dall’infanzia, essendoci conosciuti all’età di 5/6 anni. Da adolescenti abbiamo condiviso la passione per la musica e per la chitarra (ci piacevano molto i The Beatles). La band si è completata poi con mio fratello maggiore Andrea alla batteria e, dopo un paio di cambi di elementi, è entrato in pianta stabile Germano, poco più grande di noi.

Siamo inoltre curiosi di conoscere da cosa nasce il nome Drűnkards
Il nome Drunkards lo ha proposto mio fratello, se non sbaglio traendo spunto dal romanzo “The drunkard’s death” di Charles Dickens. Abbiamo aggiunto le dieresi perché “facevano più metal”.

In quegli anni andava rinforzandosi l’heavy metal e nasceva il thrash metal, quanto pensi che questi generi abbiano influenzato il vostro sound?
Siamo cresciuti ascoltando Iron Maiden, Judas Priest, Saxon, Deep Purple, Black Sabbath, AC/DC, Scorpions, Mercyful Fate (tanto per citare i gruppi principali) e abbiamo vissuto in prima persona l’arrivo delle bands dagli USA come Metallica, Slayer, Anthrax, Megadeth e Exodus. Direi che la nostra musica è stata sicuramente influenzata dalla gran parte delle bands che ho citato prima.

Avete partecipato a molti festival, ci racconti qualche aneddoto curioso e perché no divertente, vissuto durante i vostri live?
Si, ricordo in particolare il festival “A dangerous meeting” a Pantigliate insieme agli Extrema e ai Moon of steel. Era il 01/03/1986 e aveva nevicato parecchio. Mi ricordo che un nostro amico si era fatto prestare il furgone (sul quale avevamo caricato la strumentazione ) dalla sorella, titolare di un’agenzia di pompe funebri…
Lo stesso anno abbiamo partecipato all’”Heavy metal night” di Sorisole (BG) insieme a Touch of devil, Skanners e R.A.F. Eravamo ancora giovanissimi ed essere inseriti nel bill fu motivo per noi di grande soddisfazione.

Dunque…nel 1987 siglate un contratto con la LM Records, nel 1988 pubblicate l’album omonimo, nel 1989 materiale pronto per il secondo album, ma nel 1990 la band si scioglie…cosa non è andato per il verso giusto?
Si, dopo avere registrato due demo siamo entrati in contatto con Luigi Mazzesi, titolare della LM Records di Ravenna, storica etichetta per la quale avevano inciso Strana Officina, Sabotage, Morgana, Crying Steel e molti altri ancora. Da quel momento seguirono la partecipazione alla compilation Heavy rendez vous con il brano Trooper of death, la pubblicazione del primo album omonimo (registrato a Firenze), un’intensa attività live in giro per l’Italia e le registrazioni del secondo album (in uno studio di Senigallia). Purtroppo al termine delle registrazioni però l’etichetta ebbe un periodo di crisi e l’album non venne pubblicato. Eravamo anche in procinto di partire per un tour in Germania a supporto di una band più famosa, ma poi non se ne fece più nulla. Di li a poco il gruppo si sciolse, a causa dell’enorme delusione provata dopo gli enormi sforzi profusi.

Dopodiché c’è stato un periodo di silenzio durato ben 20 anni, fino a quando nel 2009 viene finalmente pubblicato “No Trace of Sanity” per la New LM Records…raccontaci un po
Fortunatamente avevamo salvato una copia del master dell’album mixato, che poi io avevo riversato dopo qualche anno su supporto D.A.T. In quel periodo frequentavo spesso le fiere del disco e mi ero accorto di un certo interesse e riscoperta delle band Italiane degli anni ottanta. Avevo ricevuto più di una proposta di pubblicazione in cd del nostro secondo album ma, per correttezza, mi è sembrato giusto contattare Luigi Mazzesi che, nel frattempo, avevo scoperto esser tornato in attività con la New LM Records. Nel 2009 ha quindi visto finalmente la luce No trace of sanity e l’anno successivo la ristampa del primo album omonimo.

Dopo la pubblicazione del secondo album sicuramente noi fans ci saremmo aspettati un vostro ritorno, una reunion seguita da un tour di promozione che non ci sono stati, come mai? Che significato ha avuto allora il voler pubblicare il secondo album?
Purtroppo gli impegni familiari e lavorativi degli altri componenti non ci hanno permesso di tornare all’attività live. In ogni caso io mi sono dedicato anima e corpo nella promozione dell’album che, nonostante fossero passati 20 anni dalle registrazioni, era pur sempre inedito. In rete trovate tantissime recensioni e interviste che hanno permesso all’album di ottenere una certa visibilità. Lo trovate sulle maggiori piattaforme come Discogs, Amazon, Ebay, iTunes, Spotify ecc. Il significato della pubblicazione “postuma” sta nel voler dare un senso a tutti gli sforzi che avevamo profuso in passato.

Da qui parte quindi un nuovo e lungo periodo di silenzio, hai avuto la possibilità in questo frangente di portare avanti progetti da solista?
No, dopo aver sciolto il gruppo non ho più avuto il desiderio di suonare con altre persone. Quantomeno non in modo serio e continuo. Sono comunque sempre rimasto un appassionato di chitarre e un collezionista di dischi.

Arriviamo al 2017, quando finalmente leggiamo da qualche parte su Facebook un tuo annuncio dove cercavi strumentisti per riformare la band. Cosa ti ha spinto a farlo? Avevi qualche rimpianto?
Semplicemente mi è tornata la voglia di suonare seriamente con qualcuno. Penso che tutti noi prima o poi abbiamo avuto degli alti e bassi nella vita affettiva e lavorativa. Mi sono trovato in un momento di stabilità e di equilibrio personale e ho così iniziato a pubblicare annunci e a tornare in sala prove. Sinceramente non ho rimpianti nella vita: ho fatto quello che era giusto fare all’età giusta; a vent’anni hai la possibilità di vivere la vita in modo un po’ più spensierato che a cinquanta. Penso che sia normale un po’ per tutti. Ciò non toglie che, nonostante siano passati trent’anni, credo di potermi togliere ancora qualche piccola soddisfazione. Adesso suonare mi diverte mentre in passato, in un certo periodo della mia vita, non mi divertiva più: quindi avevo smesso.

Siamo alla fine del 2019….si legge di un evento dove vi vede partecipare come Special Guest…possiamo dire ai nostro lettori che i Drűnkards sono tornati?
Si certo. Siamo tornati! Con una formazione nuova a 5 elementi: Stefano La Vela (voce), Paolo Corbo (chitarra), Luca Vignoni (basso), Marco Bottazzi (batteria) ed io. Il 14/12/2019 suoneremo come special guest degli amici VENUS MOUNTAINS c/o il Circolo Disaster di Crema (CR). Sarà una grande emozione, soprattutto per me. Gli altri ragazzi suonano o hanno suonato di recente anche con altre bands mentre io sono a digiuno da tanto tempo. Staremo a vedere… Dai venite a sostenerci!!!

Vorremo adesso conoscere il tuo pensiero personale sull’attuale palcoscenico rock e metal italiano e perché no, mettendolo a confronto con quello degli anni passati….pensi sia cambiato qualcosa?
Potrei dirti che è cambiato tutto, così come è cambiata la musica nel passaggio dall’analogico al digitale. Secondo me il livello tecnico dei musicisti si è alzato tantissimo, forse leggermente a discapito dell’originalità. Ma è anche vero che noi stessi abbiamo preso grande spunto dai gruppi che ascoltavamo all’epoca. Ho grande rispetto per i gruppi Italiani che hanno continuato a suonare non fermandosi mai: mi vengono in mente gli Extrema, i Death SS, la Strana Officina, gli Skanners, Pino Scotto, senza voler fare un torto ai molti altri che adesso dimentico.
C’è anche da dire che la tecnologia aiuta moltissimo le band di oggi mentre all’epoca c’erano veramente scarsissimi mezzi a disposizione rispetto ad oggi.

Adesso dall’alto del tuo bagaglio di esperienze musicali come appassionato di musica, artista e fondatore di una band, cosa ti senti di consigliare agli ascoltatori di musica rock o metal per spingerli a supportare le band emergenti e underground italiane?
Mi sento innanzitutto di consigliare di supportare le bands Italiane andando ai concerti e comprare il materiale che pubblicano. Se voi non andate a sentire suonare gli altri non potete pretendere che gli altri vengano ad ascoltare voi. Cercate di collaborare il più possibile con gli altri gruppi, suonando in giro ovunque ci sia la possibilità di farlo.
Suggerisco inoltre di andare a vedere le band emergenti nei piccoli club, dove suonano a un metro da voi. Sono i concerti più belli secondo me!

Cosa ti senti di consigliare ai giovani musicisti italiani affinché continuino a portare alto il nome del rock e metal italiano?
Componete qualcosa di vostro, di originale e registratelo, pubblicatelo! Cercate di prendere spunto dagli altri musicisti ma non limitatevi solo a copiarli e basta: cercate di rielaborarlo e create cose nuove.

Marco purtroppo siamo arrivati alla fine di questa piacevolissima chiacchierata. Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, ne siamo molto onorati e speriamo ci regalerete ancora tanta buona musica. Come nostra abitudine, concludiamo chiedendoti di salutare i lettori di Universo Rock & Metal
Grazie a te e alla vostra prestigiosa testata Universo Rock & Metal per l’ospitalità. Grazie a tutti i lettori che dedicheranno un po’ del loro tempo per leggere le mie parole. Spero di incontrarvi di persona a qualche nostro concerto per poter scambiare quattro chiacchiere di persona. Un grande abbraccio. Sostenete le bands Italiane!

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