Devin Townsend – Empath

Quando Devin Townsend annuncia l’uscita di un nuovo album non si sa mai cosa aspettarsi e con Empath si può dire che il polistrumentista di Vancouver ha colto tutti di sorpresa.

Dopo il successo di Trascendence e un tour a detta sua interminabile, Devin ha deciso di mettere in pausa la Devin Townsend’s Project per tornare ad un progetto solista stavolta costernato da una moltitudine di musicisti e cantanti, compreso un intero coro di voci femminili e musicisti pronti a darsi il turno anche nella stessa canzone, fra questi anche lo Youtuber 66Samus che in un suo vlog di mesi fa aveva mostrato il processo di registrazione della sezione ritmica dell’album.

L’album comincia con la intro “Castaway” dalle sonorità quasi da musica di spiaggia caraibiche si va a collegare con il primo singolo “Genesis” tramite un ottimo lavoro di orchestrazione del coro, Genesis è stato il biglietto da visita dell’album e si può riscontrare subito lo stile di Devin attraverso sonorità che spaziano dalla musica metal estrema alla classica, a quella funk, a quella gospel e versi di gattini, il tutto compresso in un pezzo di pura sorpresa al primo ascolto, giusto un’ottima apertura per il disco.

Con “Spirits Will Collide” Devin richiama molto il suo vecchio lavoro Epic Cloud con un brano di stampo operistico con orchestrazioni degne di un soundtrack da film miste alle sonorità modern metal e un alternarsi di voci femminili alla sua voce a tratti gutural e a tratti operistica per poi passare al secondo singolo “Evermore” che mostra quasi un lato bipolare del cantautore che in pochi minuti dalla traccia passa da frammenti di brani da ballad per poi passare a un brano di pura cattiveria e dal suo marchio di fabbrica del Wall of Voices.

“Sprite” parte come una voce narrante e una base d’atmosfera medievaleggiante perfettamente narrata da Ron Getgood, (padre di Adam Nolly Getgood, bassista dei Periphery) passando al classico metal sinfonico, che già il brano aveva presentato, per terminare in seguito con dei lavori di Synth che richiamano molto la musica elettronica fine anni 90 e collegarsi nel brano successivo “Hear Me”, che invece si tratta di un brano di puro metal estremo con parti strumentali, complessità tecnica di esecuzione da parte di tutti i musicisti tipici del progressive metal che sotto certo tratti richiamano i vecchi Opeth di “Blackwater Park” con un alternarsi di voci di Devin con Anneke Van Giersbengen dove nei cori si può trovare a sorpresa Chad Kroger dei Nickleback (per il quale in alcune interviste successive Devin ha dichiarato che il suo contributo fu vitale alla realizazzione dell’album).

Dalla cattiveria di “Hear Me” si passa a “Why?” brano operistico dove Devin mostra al meglio il lato orchestrale e produzione dell’album anche se in certi frammenti si può sempre sentire il lato metal tra il blast beat di batteria che fa d’atmosfera alle orchestrazioni e alle parti di canto death metal di Elliot Desgagnés che fanno capolino in un brano insolito per il tipo di voce.

Prima e non ultima suite prog dell’album è “Broderlands”, un brano di 11 minuti dove Devin esprime il suo genio e la sua follia richiamando molto gli stile dei brani precedenti e unendoli in un inno metal alternato a frammenti di musica d’ambiente di puro effetto che si collegherà a “Requiem” secondo brano operistico dell’album con gran richiamo all’intro e andrà a collegarsi con la seconda suite dell’album “Singularity”, un brano di 23 minuti diviso in 6 parti, che come la precedente, richiama molto lo stile dell’album partendo gradualmente da una ballad, per passare al metal operistico e sinfonico già presente a tratti e influenze di techinical death metal, fino a portare a influenze di musica fusion/jazz e arrivare a tratti di classico Prog Metal in stile Dream Theater per poi proseguire con un piccolo assolo di Steve Vai, un ottimo finale per questo album pieno di sorprese.

In conclusione devo dire che con Empath Devin Townsend ha creato un ottimo lavoro musicale esplorando vari generi e unirli perfettamente in album della quale se ne parlerà semplicemente bene soprattutto per la composizione che per una produzione più che unica al limite del genio e la follia che solo Devin Townsend sa regalarci.

Con questo vi ringrazio per l’attenzione e non posso che augurarvi un buon ascolto di Empath.

Tracklist:
01. Castaway
02. Genesis
03. Spirits Will Collide
04. Evermore
05. Sprite
06. Hear Me
07. Why
08. Borderlands
09. Requiem
10. Singularity

Anno: 2019
Etichetta: Inside Out
Voto: 9/10

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