
Autore: Ozzy Osbourne
Anno: 2025
Editore: Baldini+Castoldi
Pagine: 432
Prezzo: 22,00 €
A pagina 45 di Estrema Unzione, l’autobiografia del “principe delle tenebre” uscita in Italia per Baldini+Castoldi (collana “I fenicotteri”), c’è un passaggio che più eloquente non si può: “Senza Sharon sarei morto, ne sono assolutamente, fottutamente sicuro al 100 per cento”. Qualche riga dopo, il “nostro” parla così dell’amico fraterno Randy Rhoads, il chitarrista e compositore statunitense scomparso il 19 marzo 1982: “Non ricordo nulla della sua audizione in studio, se non che attaccò la chitarra e suonò qualche nota giusto per riscaldarsi. Per me fu sufficiente”.
E ancora, a pagina 240, l’ex frontman dei magnifici Black Sabbath ricorda: “I momenti più belli che trascorsi con Lemmy furono quelli del mio primo tour da solista nel 1980, con i Motörhead come gruppo di apertura”. Ciò per dire che all’indomani della dipartita di Ozzy Osbourne, avvenuta lo scorso 22 luglio, un’opera come Estrema Unzione (titolo originale: Last rites) emerge preziosa anche per chi non conosce il cantante di Marston Green ed è spinto dalla curiosità.
E ancora, leggendo i commenti online dei fan che hanno acquistato il libro, è semplice farsi un’idea: da chi parla del volume come “parte finale della vita di Ozzy, narrata in prima persona, che ci rende partecipe anche delle sue ultime sofferenze” a chi lo definisce “il racconto degli ultimi anni di Ozzy senza glorificarne gli eccessi, ma trasformandoli in una lezione di vita”.
Ma fissiamo alcuni punti per capire meglio il percorso che c’è dietro a questo volume. Nel 2019, all’età di 69 anni, il “nostro” ha portato avanti un trionfale tour di addio, suonando in stadi “sold out” e ottenendo recensioni incredibili in ogni angolo del globo. Poi, il disastro. Già alcuni anni addietro, come ha ricordato Sharon Osbourne in una puntata del programma tv The Talk, Ozzy “aveva avuto un brutto incidente in moto, a causa del quale era stato in coma per giorni”. Quindi un ulteriore disastro. “In poche settimane, è passato da essere ricoverato per una lieve infezione a dover abbandonare il tour e tutte le apparizioni pubbliche per una paralisi quasi totale”, ha aggiunto la moglie.
Estrema Unzione è il (dettagliato) racconto, amaramente ironico e non poco scioccante, di questa caduta agli inferi. In un passaggio della sua intensa e sconvolgente autobiografia, Ozzy scrive: “Ma la vita non è mai così facile, vero? Anche nell’oceano più calmo e blu c’è uno stronzo che galleggia da qualche parte”. Ecco, tradotto da Elisabetta Severoni, questo volume è un memoir che non fa mai un passo indietro dall’onestà più profonda, con l’ardire di affermare (ribadire?) un grande amore per la vita.
A dimostrazione di come Ozzy sia stato in grado di trascendere dal suo status di “principe delle tenebre” per diventare un eroe dei nostri giorni. Fragile, ironico e tremendamente umano (padre di cinque figli, viveva con Sharon in California). Un ulteriore esempio della sua grandezza artistica, checché se ne dica per la strampalata parentesi nella serie tv The Osbournes, è che Ozzy ha all’attivo dodici album da solista e nove con i Black Sabbath.
Ma se il “padrino dell’heavy metal” è stato amato (praticamente) da tutti, in vita come dopo la sua dipartita – anticipata da un ultimo grande evento, il 5 luglio scorso, intitolato Back To The Beginning, al Villa Park Stadium della natia Birmingham, insieme ai Sabbath – un motivo ci sarà. Con una splendida foto in copertina (ma anche in “quarta”) realizzata dal noto fotografo musicale britannico John McMurtrie – che negli anni ha lavorato a diverse sessioni con Ozzy – Estrema Unzione è la storia, scorrevole e approfondita, di una vita e di una carriera uniche.
Un uomo che è stato amatissimo da tanti colleghi del mondo del rock (Slash, Duff McKagan, Zakk Wylde, Jonathan Davis e via così) in tutte le sue declinazioni: da “La gente mi chiede: se potessi rifare tutto da capo, sapendo quello che sai oggi, cambieresti qualcosa? Io rispondo: no, cazzo! Se fossi stato pulito e sobrio, non sarei Ozzy. Se avessi fatto cose normali e sensate, non sarei Ozzy”, chiosa l’autore. Un’icona, altro che un “uomo qualunque”.
