
Anno: 2023
Etichetta: Decibel Cooper Recordings
Voto: 6.5/10
Corey Taylor non ha certo bisogno di presentazioni – Il carismatico e talentuoso frontman di Slipknot e Stone Sour torna sul mercato a tre anni di distanza dal suo primo disco solista con questo CMF2 (che per chi non lo sapesse è l’acronimo di “Corey motherfucking Taylor”), riproponendoci un quel sound rock robusto, energetico ma allo stesso tempo di facile presa che aveva contraddistinto il suo primo lavoro.
Il disco è prodotto da Jay Ruston (Anthrax, Steel Panther, Amon Amarth) e offre un mixaggio ed una produzione ottima, sopratutto per quanto riguarda l’impatto delle chitarre che suonano piene e rocciose non sacrificando però la resa sonora di nessun’altro strumento. Corey in questo disco canta, suona la chitarra, il mandolino e il pianoforte e dal punto di vista vocale ci mostra come i suoi cinquant’anni non hanno scalfito per nulla le sua abilità in quel settore, specialmente su queste sonorità più leggere, energetiche sì, ma molto meno aggressive rispetto a quelle degli Slipknot. CMF2 in effetti suona molto più vicino agli Stone Sour rispetto alla sua band madre, ed aggiungiamo anche che quanto ci propone questo platter risulti essere ad anni luce di distanza rispetto alla voglia di sperimentazione e di stupore che ci ha regalato in un album come The End, So Far della band dei nove dell’Iowa giusto un anno fa. CMF2 è infatti un disco in cui Corey è alla ricerca di qualcosa di molto più semplice ed immediato, proponendo però un disco sì godibile ai primi ascolti, ma che offre davvero poco se non nulla di nuovo alla scena musicale contemporanea. Non che questo sia un album monotematico anzi, la variazione c’è eccome, specialmente se si considerano i momenti più intimi del disco, tuttavia si ha sempre e comunque la sensazione di avere delle canzoni cantate ed eseguite alla grande, con dei pregevoli assoli di chitarra, ma che alla fin fine risultino derivative, poco originali e dal songwriting piuttosto altalenante. Prendiamo l’anthemica We Are The Rest, con la sua attitudine punk in stile Ramones la cui intro non può che ricordare la celebre Blizkrieg Bop almeno nell’idea, o la rocciosa Post Traumatic Blues che fa l’occhiolino agli Stone Sour più pesanti di Come(Whatever)May, o la grunge-oriented Talk Sick, il cui riff iniziale potrebbe ricordarci qualcosa delle Hole, oppure ancora la scialba Sorry Me, un brano lento e acustico che vorrebbe rimandare l’ascoltatore indietro alla meravigliosa Snuff degli Slipknot ma che a conti fatti risulta essere uno dei pezzi più stanchi dell’album. Il primo singolo Beyond è un pezzo al contrario sicuramente accattivante – brano concepito nel 2006, che Corey ha resuscitato e rispolverato per questo disco – che risulta essere energetico, roccioso e godibile con la voce di Taylor che come già accennato è sicuramente l’elemento più interessante dell’intero platter, sia nelle sue parti più melodiche che in quelle più sporche o vicine allo scream. Someday I’ll Change Your Mind è un fulgido esempio di quanto la voce di Corey riesca ad essere emozionale e toccante per una semi-ballad con tanto di pianoforte che accompagna la band in un crescendo di emozioni. Anche qui, c’è tanto di già sentito, ma per lo meno è inequivocabile il trasporto emotivo del pezzo che contiene dei twist melodici interessanti sul finire del brano. In contrapposizione a questo pezzo c’è All I Want Is Hate che probabilmente risulta essere il brano del platter che più si avvicina alla band madre, con un Corey furioso alla voce anche se la composizione ha un’attitudine forse più punk che metal nella sua essenza.
In conclusione, su una cosa non c’è dubbio – questo CMF2 risalta al massimo le capacità vocali di un grande vocalist quale Corey Taylor. Corey infatti magari non avrà più la potenza distruttiva dei tempi dei primi album degli Slipknot, ma per un sound come questo ovviamente, tale piccola mancanza non si nota dato che il buon Corey si attesta sempre tra vocalità melodiche e aggressive, ma mai sullo screaming forsennato. Insomma un grande vocalist per un disco che però suona derivativo e non entusiasmante. Godibile ai primi ascolti, questo senz’altro, ma alla lunga può sicuramente stancare e troviamo che con tutte le grandi uscite di questo periodo, questo CMF2 sia da annoverare tra i dischi più dimenticabili pur non essendo affatto un cattivo prodotto. Semplicemente, non entusiasmante.
Tracklist:
1. The Box
2. Post Traumatic Blues
3. Talk Sick
4. Breath Of Fresh Smoke
5. Beyond
6. We are The Rest
7. Midnight
8. Starmate
9. Sorry Me
10. Punchline
11. Someday I’ll Change Your Mind
12. All I Want Is Hate
13. Dead Flies
Line-up:
Corey Taylor- Chitarra/Voce
Zach Throne – Chitarra solista/ritmica
Christian Martucci – Chitatta solista/ritmica
Eliot Lorango – Basso
Dustin Robert – Batteria
