Nel 1967 Anna e Martina hanno entrambe 20 anni. Sono nel pieno di anni ricchi di esplosioni culturali, ribellioni, rockstar. La società sta cambiando. Queste due ragazze non sono come le loro coetanee di un decennio prima, sono ribelli, hanno voglia di esplorare e scoprire. Entrando nel loro negozio di dischi preferiti notano una copertina alquanto ambigua, una banana. Anzi niente di ambiguo, era un chiaro simbolo fallico che va sbucciato e sotto emerge ciò che potete immaginare. Il loro negoziante le guarda perplesse, sorride sornione e fa: “Forse i vostri genitori non ve lo lasceranno tenere in camera. Andy Wharol ha voluto esagerare con la sua… arte. Ma è una roba mai sentita prima sotto alcuni versi, io ne ho già messa una copia da parte per me”. La curiosità delle due ragazze è troppa, le due mettono una busta sopra il disco e corrono a casa di Martina a mettere il vinile nel giradischi. Con il loro esordio i Velvet Underground non hanno messo scritte sulla copertina. Che l’album si chiamasse The Velvet Underground & Nico lo si scopriva dopo.
Ci accoglie una ninna nanna. No forse è più un sound da dolce risveglio. O entrambi. Ma Sunday Morning cela dietro di se un testo angosciante. Impertinente dualismo.
Femme Fatale ha un dolce arpeggio di chitarra e la voce della tedesca Nico, molto tenera anch’essa. Ma Anna e Martina masticano un po’ di inglese e capiscono che il brano sta trattando di una donna che usa gli uomini per soddisfare tutti i suoi istinti. Le due ancora non parlano, si guardano in faccia un po’ imbarazzate ed un po’ come se stessero rompendo tutti i cliché di un’Italia conservatrice.
Poi si passa a Venus in Fars con un sound psichedelico, ripetitivo, ad un certo punto troppo invadente. Si tratta di una viola elettrica! “Ma che musica è questa?”, lo sguardo delle ragazze dice questo. Il tema è dei più genuini: il sadomasochismo. Anna e Martina si stanno chiedendo se forse non avranno esagerato a comprare quest’album rivoluzionario per i testi e per il sound. Addirittura per la copertina. Poi la loro mente si svuota e rimangono ancora una volta catturate dal suono del brano che sembra aver avuto su di loro un effetto provocato da un acido.
Heroin invece non parla di un’eroina, ma di eroina. Anna e Martina vivono in una città grande ma hanno solo sentito parlare dell’eroina. E’ un tema ancora una volta che le lascia un po’ interdette. Ancora non una parola. La musica parte lenta, poi c’è un crescendo in cui risaltano la chitarra e la voce roca di Lou Reed. Partono dei rumori striduli e fastidiosi, poi un calare. Il tutto sarà la metafora dell’effetto della droga?
The Black Angel’s Death Song, titolo davvero simpatico. E molto piacevole è anche il violino che tenta di angosciarti in tutti i modi col suo suono stridulo. Pare davvero che sta venendo l’angelo nero della morte a prelevarti. Un verso di serpente, sì sarà proprio così. E’ giunta la nostra ora. Si parla in effetti di vita, di morte, di robe nonsense ed altre cose poco chiare.
Il resto dell’album? Distorsioni sperimentali, suoni psichedelici di dubbia natura, temi tabù per l’epoca ed anche per l’attualità. Robette che hanno ispirato un bel po’ di altra robetta a venire. Artisti che hanno preso un sound qui e lì dall’album d’esordio dei Velvet Underground e generi musicali che senza Lou Reed e compagni avrebbero fatto molta difficoltà ad emergere, come ad esempio il punk, il noise ed il dream pop. E’ finito l’album. All’improvviso il silenzio che assale la stanza è assordante, surreale, ormai quasi psichedelico. Anna e Martina senza mai aver detto una parola si guardano di nuovo in viso, sono traumatizzate da sentimenti contrastanti. Di cosa si tratta esattamente quello ascoltato? Martina alla fine trova il coraggio: “Credo che dovremmo riascoltarlo, ho capito ben poco”. Anna fa sì col capo. Qualche anno dopo ritroveranno quei suoni in Jimi Hendrix, The Who e nei Ramones e capiranno di essersi trovate dinanzi al futuro.
Visionari.
Tracklist:
01. Sunday Morning
02. I’m Waiting for the Man
03. Femme Fatale
04. Venus in Furs
05. Run Run Run
06. All Tomorrow’s Parties
07. Heroin
08. There She Goes Again
09. I’ll Be Your Mirror
10. The Black Angel’s Death Song
11. European Son
Line-up:
Lou Reed – voce, chitarra solista, ostrich guitar
John Cale – viola elettrica, basso, pianoforte, celesta, cori
Sterling Morrison – chitarra, basso, cori
Maureen Tucker – percussioni
Nico – voce
Anno: 1967
Etichetta: Verve Records
Voto: 10/10
